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Carriere dello Stato a rischio estinzione?
14 ottobre 2013

Il SNDMAE, quale sindacato più rappresentativo dei diplomatici italiani, richiama l'attenzione dell'opinione pubblica sull'importanza del pronunciamento che la Corte Costituzionale il 5 novembre è chiamata a dare sulla presunta incostituzionalità della norma che regola le cosiddette promozioni "bianche".

Per effetto dell'articolo 9, comma 21 del DL 31 maggio 2010 n. 78, gli appartenenti alla carriera diplomatica non vedono adeguati i propri trattamenti stipendiali alle maggiori responsabilità che derivano dalle progressioni di carriera. Recentemente, l'8 agosto scorso, il Governo ha prorogato gli effetti di tale provvedimento del 2010 a tutto il 2014.

A tutt'oggi già un terzo dei membri della carriera diplomatica si trovano, pertanto, a subire gli effetti di una norma inopportuna e illogica ai fini del contenimento della spesa pubblica. Essa, infatti, incide negativamente sulla produttività, colpendo proprio i dirigenti considerati più meritevoli, visto che gli avanzamenti all'interno della carriera diplomatica sono regolati da valutazioni di merito e non di sola anzianità. Gli irrisori risparmi derivanti a livello di spesa pubblica sono ottenuti al prezzo della creazione di ingiuste disparità di trattamento all'interno dello stesso grado tra funzionari promossi prima e dopo l'entrata in vigore del provvedimento.

Nei fatti, l'entrata a regime della norma sulle promozioni "bianche" - ovvero non produttrici di effetti a livello stipendiale - sancisce la fine del concetto stesso di "carriera" all'interno della Pubblica Amministrazione, regolata da precise disposizioni in termini di  reclutamento, valutazione e di avanzamento.

Vani sono risultati a tutt'oggi gli appelli lanciati dal SNDMAE - unitamente alle Organizzazioni sindacali rappresentative dei prefetti e dei professori universitari, altre due carriere colpite dal provvedimento - al Governo, e direttamente, lo scorso 3 giugno, al Presidente del Consiglio Letta" .  Ora l'ultima speranza affinché venga sanata questa ingiustizia che mina i principi di  buon funzionamento della Pubblica Amministrazione, è riposta nella Corte Costituzionale, chiamata dal TAR del Lazio nel luglio 2012 a pronunciarsi sui profili di incostituzionalità della norma per contrasto con gli articoli 2, 3, 36, 53 e 97 della carta costituzionale.

Il 5 novembre sapremo se si potrà ancora parlare in Italia di carriere dello Stato e, in particolare, di carriera diplomatica.