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Altri fondi alla casta degli italiani all'estero
20 dicembre 2013

Il Pd vuole destinare 5 milioni in più ai Comites, i nostri "parlamentini" nel mondo

Se chiedete a un italiano che vive e lavora fuori dal Paese - soprattutto se ha meno di 60 anni - cosa sono e a cosa servono i Comites, vi guarderà stranito. Eppure il carrozzone dei Comitati per gli italiani all'estero, insieme a quello dei parlamentari eletti oltre confine, ci costa più di 40 milioni di euro l'anno. E ora sono in arrivo altri 5 milioni grazie a un emendamento alla legge di Stabilità presentato dal senatore del Pd Claudio Micheloni, eletto in Svizzera e presidente del comitato di Palazzo Madama per le questioni degli italiani all'estero. I Comites sono una casta in perfetto stile italiano ricalcata su base estera. Costosa e sprecona. Non solo: in tempo di tagli lineari, ai Comitati e ai media italiani all'estero la proposta Pd assegnerebbe altri fondi. Invece di destinarli alla Farnesina, il cui bilancio è già in sofferenza, per voci più importanti come le ambasciate o le scuole italiane all'estero.


Ecco qualche calcolo sulle spese della macchina Comites e dintorni. Ciascuno dei 18 parlamentari eletti dai nostri connazionali all'estero costa allo Stato più di 1,8 milioni di euro l'anno. Agli onorevoli e ai senatori «esteri» spetta un volo settimanale in business class da Roma al proprio collegio di appartenenza, dall'Australia al Sudamerica. Il totale è di circa 33 milioni, ai quali vanno sommati i rimborsi e le indennità previsti per tutti i parlamentari «romani».


Poi ci sono i Comites appunto, composti da 12 membri eletti in ogni circoscrizione consolare italiana con più di 3mila residenti. In sostanza hanno il compito di rappresentare i nostri connazionali nei rapporti con ambasciate e consolati: una vera e propria lobby. Anche i delegati dei Comitati in tutto il mondo hanno diritto a volare in business per le trasferte di rappresentanza. Quest'anno tra riunioni, trasferimenti, soggiorni e rimborsi spese vari hanno speso più di 2 milioni di euro. Se non bastasse, si aggiungono gli scontrini del Cgie (Consiglio generale degli italiani all'estero), composto da 94 membri eletti dai Comites e altre associazioni simili. Il Consiglio si riunisce due volte l'anno a Roma e altre due volte in tre commissioni continentali. Che vuol dire altri voli in prima classe e altre spese di viaggio, più per ogni consigliere una diaria di 210 euro e un rimborso forfettario annuo di 1.033 euro per «spese telefoniche e postali», che diventano 1.500 per i componenti del comitato di presidenza e 2.100 per il segretario generale.


Del regalo natalizio di Micheloni infine, se il suo emendamento resiste al passaggio in Aula, solo 600mila euro andranno agli «italiani residenti all'estero in condizioni di indigenza». Il resto sarà diviso in 2 milioni per le elezioni Comites-Cgie, 1 milione per gli enti gestori di corsi di lingua e cultura italiana, 200mila euro per il Museo dell'emigrazione di Roma e 1 milione e 200mila euro per i giornali e le agenzie di stampa italiani oltre confine.

I numeri chiave

Il consuntivo 2013 dei Comites, fra viaggi, soggiorni, spese di rappresentanza, diarie e rimborsi, supererà ampiamente i due milioni di euro

Dei 5 milioni previsti dalla Finanziaria per gli italiani all'estero, soltanto 600mila euro andranno ai nostri connazionali in difficoltà economiche

In ogni circoscrizione consolare con almeno 3mila residenti italiani si elegge un organo di rappresentanza (Comites)composto da 12 membri