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"Pronto, Farnesina? Siamo in lista d'attesa, venite a salvarci"
di Paolo Valentino
"Corriere della Sera"
31 gennaio 2014

Italiani in viaggio. Le assurde richieste di aiuto alla nostra diplomazia da parte di connazionali impazienti o sprovveduti: ritardi aerei, falsi sequestri

Tra i diecimila SOS anche casi comici. Chi va all'ambasciata per cercare moglie

ROMA - Affabile, i settanta alle spalle ma portati benissimo, vestito con cura, la cadenza dei siciliani colti, l'uomo aveva preso un appuntamento all'ambasciata d'Italia a Varsavia. "Mi sono innamorato di una ragazza polacca. Ha 28 anni e la voglio sposare", disse al primo segretario che lo aveva ricevuto. Con tatto, il giovane diplomatico gli fece le  congratulazioni. Poi, non senza un po' di imbarazzo, lo invitò a valutare bene la situazione prima di avviare la procedura burocratica: "Sa, molte di queste ragazze dopo qualche anno cambiano idea, si separano, poi chiedono la metà dei beni. Consideri la differenza d'età...". Il vecchietto non fece una piega: “Ma io lo so bene. Ed è per questo che mi rivolgo a voi. Non è che l'ambasciata possa prendere informazioni per sapere se di ragazza di buona famiglia si tratta?".

L'episodio è vecchio di qualche anno. Recentissimo, e di tipo più frequente, è quello di un gruppo di turisti italiani bloccati in dicembre a Tahiti per un guasto al charter della compagnia low cost.  L'aereo di sostituzione, vista la distanza, era in ritardo di molte ore. Puntuale invece arrivava la pioggia di telefonate dagli stessi protagonisti o dai familiari all'unità di crisi della Farnesina: "Siamo bloccati, senza cibo né acqua. Mandate un aereo militare a prenderci". Un grido ripetuto come un mantra: "Lo Stato ci abbandona. Il ministero non fa nulla".

Avventure di italiani all'estero. Ne arrivano a decine ogni giorno: richieste di aiuto da nostri compatrioti nei guai. Appelli disperati ai consolati delle missioni diplomatiche o telefonate angosciate allo 0636225, il numero d'emergenza attivo 24 ore al giorno, 7 giorni la settimana. E si tratta spesso di situazioni gravi e drammatiche: rapimenti, disastri naturali, incidenti, ricoveri improvvisi, furti, epidemie, guerre civili, attentati, scomparse.

La Farnesina segue attualmente più di 10mila casi di italiani in difficoltà a vario titolo in ogni angolo del mondo. Fra queste ci sono 3mila persone in carcere, non sempre per nobili motivi. Alcune volte ha successo, altre meno. Qualche volta si copre di gloria, come nel caso di 45 persone, di cui 15 non italiane, messe in salvo di recente da una pericolosa area del Sudan con un'operazione lampo, che sono valse al Ministero le lodi dei partner internazionali. Qualche altra si merita delle critiche.

Ma qui vogliamo occuparci di una delle frontiere più movimentate e surreali, che spesso divora ai nostri diplomatici tempo ed energie che tornerebbero utili in emergenze vere. E' quella dei bamboccioni d'Italia, migliaia di connazionali che, appena messo un passo fuori dal suolo patrio, considerano il ministero degli Esteri, una specie di balia, responsabile ultima di ogni loro leggerezza o imprudenza. Quando qualcosa va male, chiamano la matrigna. Mentre c'è sempre un solerte sindaco pronto a chiamare agenzie e reti tv per denunciare: "Li hanno abbandonati".

Con un'aggravante. Che non tutti seguono le precise indicazioni sui rischi (consultabili sul sito della Farnesina www.viaggiaresicuri.it) e in barba a ogni consiglio (meglio evitare certi Paesi) si tuffano nell'avventura: come il signore che partì in bici per la Cina o quello che andò in Panda in Afghanistan, dove puntualmente fu bersagliato di colpi. Lo riportarono a casa i nostri soldati.

Certo c'è ben poco che la Farnesina possa fare, quando un'organizzazione umanitaria che fa cooperazione a Gaza sceglie, nonostante sia stata sconsigliata, di entrare dalla frontiera egiziana e poi quest'ultima viene chiusa. Poiché gli israeliani non consentono l'uscita a chi entra dal loro territorio, di fatto i cooperatori rimangono bloccati. Cosa succede? Famiglie, uomini politici, avvocati inondano di telefonate sdegnate il ministero.

E poi ci sono le storie che si raccontano da sole. Come quel ragazzo che lo scorso anno chiamò dagli Usa, spiegando di avere ricevuto un drammatico sms dal padre, in vacanza in Kamtchatka: "Rapiti. Farnesina". "Fate qualcosa, è un sequestro", disse in lacrime al telefono. Si mise in moto un'operazione costosa e complicata, fatta di email, fax, telefonate satellitari. Si scoprì che il signore, non parlando il russo e ignaro di dove lo stesse conducendo la guida, aveva creduto di essere stato sequestrato e aveva inviato il disperato messaggio. Ma quando si era accorto che lo stavano portando in albergo, non aveva pensato di tranquillizzare il figlio con un secondo sms. Stava riposando in camera. Succede che una madre annunci disperata che la figlia è partita per Praga e ha fatto perdere le tracce: "Non chiama casa da due giorni". "Quanti anni ha sua figlia?". E quella, sempre più affranta: "Ha 28 anni,ma in genere telefona ogni giorno".

E c'è chi si presenta in ambasciata, è successo in uno Stato dei Caraibi, protestando perché da diversi giorni è in lista d'attesa per un volo in un'isola vicina e intima al console di intervenire, come se fosse un agente in viaggio. O chi, come il gatto e la volpe, chiede un anticipo per una buona opportunità di investimento: "Siamo a corto di cash, se l'ambasciata ci anticipasse qualcosa: basterebbero 30mila euro". E non mancano situazioni scabrose e imbarazzanti. Come quella in cui si trovò un nostro diplomatico, che aveva telefonato alla moglie di un autista italiano, rimasto coinvolto in un incidente in Polonia e ricoverato in gravi condizioni, per darle notizia. “Ah - fu la risposta - si è fatto male? Sappia che per Danzica è competente quella zoccola di Malgorzata, la sua amante. Lui crede che non lo sappia. Ma io, se vuole le do pure il numero di telefono”.