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Le retribuzioni dei diplomatici
27 marzo 2014

E’ sconcertante che il Sottosegretario di Stato alla Funzione Pubblica Angelo Rughetti abbia oggi confuso, in una intervista sul Sole 24 Ore, il suo guadagno di dirigente pubblico di 286.000 Euro l’anno (fonte Camera dei Deputati), standosene in Italia, con quello medio dei diplomatici italiani, sparsi nei cinque continenti, in posti per la gran maggioranza pericolosi e disagiati, che è di ben lunga inferiore.

Ancora più sconcertante che egli riferisca in una intervista, in qualità di membro del Governo della Repubblica, cifre e dati sulla carriera diplomatica che egli manifesta di non conoscere. Invitiamo il Sottosegretario di Stato Rughetti a volersi documentare professionalmente prima di esprimersi su dati e cifre sconclusionati e che creano allarmi sociali senza motivo.

 Dal nuovo Governo, il SNDMAE, il Sindacato più rappresentativo dei diplomatici, attende professionalità non solo nei metodi della comunicazione, ma soprattutto sui fatti comunicati: gli stipendi mensili medi degli 890 diplomatici italiani, inferiori alla media europea, vanno dai 2.500 Euro dei gradi iniziali (30% della carriera) ai 4.000 circa dei gradi intermedi (50% della carriera, dopo circa 15 anni di lavoro) ai circa 5-6.000 Euro dei gradi superiori (20% dell’intera carriera, dopo circa 25 anni di lavoro).

 Parliamo di funzionari rigorosamente selezionati, come ha di recente riconosciuto Galli della Loggia sul Corriere della Sera, e specializzati con master internazionali, che percorrono nell’arco della vita professionale una delle poche carriere rimaste in Italia dove le prestazioni vengono misurate annualmente e dove nessun avanzamento è automatico o deciso per anzianità, con promozioni decise in base al merito.

 Si aggiunga che più di un terzo degli 890 diplomatici italiani, già dal 2011, viene retribuito con lo stipendio del grado inferiore a quello posseduto. Dal 2011 infatti alla promozione non consegue nessun effetto economico. La conseguenza è che negli ultimi quattro anni ogni funzionario promosso per merito ha già contribuito al risanamento del debito nazionale con una somma che si aggira sui 50.000 Euro a persona. Non è poco. E’ troppo.

 Quando all’estero, lo stipendio dei diplomatici italiani si dimezza e ad esso si aggiunge una unica complessiva indennità forfettaria variabile sede per sede, non stipendiale, non pensionabile, perché serve a pagare sul posto tutte quelle spese che altri Ministeri degli Esteri pagano direttamente. Non è uno stipendio. Non è un reddito, né lordo né netto. In pratica i diplomatici italiani vengono delegati dallo Stato a pagare le spese del servizio all’estero, come la casa, l’auto, gli spostamenti, le rette scolastiche dei figli (figli che, a causa della disparità di lingue e di sistemi, devono per forza frequentare scuole internazionali in grado di assicurare standard omogenei da Paese a Paese), la sicurezza personale e della loro abitazione, divenuta purtroppo una necessità ineludibile. Se tutte queste spese fossero pagate direttamente dallo Stato, anziché delegate ai singoli, la loro gestione costerebbe più cara, come dimostra l’esperienza di altri Paesi europei. Il nostro sistema di compensi all’estero, che non può non tener conto delle diseconomie, degli oneri vivi e dei disagi dei periodici spostamenti in realtà radicalmente diverse, non è un tabù, e il SNDMAE si è già dichiarato disposto a rivederlo, purché si salvaguardi un livello di tutela della nostra sicurezza professionale e fisica pari a quello degli altri Paesi europei. Il che potrebbe comportare un aggravio per l’Erario italiano.

 I diplomatici sono, come le forze armate, parte organica del sistema di sicurezza politica ed economica del Paese; in un mondo sempre più instabile assicurano la difesa degli interessi degli italiani e delle imprese. Ogni diplomatico italiano svolge il lavoro di cinque diplomatici dei Paesi europei con cui ci compariamo. E’ un fatto, non un’opinione, poiché utilizziamo meno di un quinto delle loro risorse umane e finanziarie (0,21 per cento del bilancio dello Stato italiano, contro 1,15 della Germania e 1,8 della Francia) per svolgere lo stesso lavoro e con gli stessi risultati. Non è ancora sufficiente in un’ottica di razionalizzazione? Dovremmo fare ciascuno di noi il lavoro di otto, anziché di cinque? Non basta che il nostro orario di lavoro quotidiano, rispetto alle 8 ore dei colleghi europei, sia già di circa 12 ore?

 Proprio per il fatto che si tratta di un corpo speciale dello Stato, dobbiamo proteggere e tutelare il loro trattamento economico complessivo in modo equilibrato oltreché trasparente. In questo senso si è pronunciato il Presidente della Repubblica nei suoi annuali interventi alla Conferenza degli Ambasciatori.

Il Governo italiano dovrebbe dimostrare di essere fiero del lavoro svolto dalla Farnesina, con meno di un quinto delle risorse utilizzate dai Paesi europei concorrenti. Abbiamo sollecitato il Ministro degli Esteri Mogherini a correggere il Sottosegretario di Stato Rughetti. Attendiamo con fiducia che l’intero Governo, dopo un mese dal suo insediamento, prenda coscienza del valore della Farnesina e del suo personale e possa valorizzarli, anziché dileggiarli con la diffusione di dati fantasiosi.

                                                                                              Il Consiglio del SNDMAE