Archivi
 
Archivio 'zibaldone'
 
Archivio 'il punto'
 
 
Lo zibaldone  Lo zibaldone
 

Quei consoli regionali
di Davide Nitrosi
"Il Giorno", "Il Resto del Carlino", "La Nazione"
06 aprile 2014

Se si può fare a meno dell'ambasciata a Santo Domingo o di quella in Honduras, viene da chiedersi se davvero sia fondamentale per il Veneto mantenere uffici in Cina, Romania o Bielorussia. O lasciare che il Piemonte vada a presidiare la Corea del Sud, per non parlare della movida regionale a Bruxelles, dove ogni Regione italiana ha aperto il suo ufficio di rappresentanza, perché non si dica poi che l'Europa non è la casa delle autonomie. E' la diplomazia fai da te. Altro che Eni e Farnesina: 157 uffici regionali fuori dai confini europei, 21 delegazioni fisse a Bruxelles. Una pletora di inviati, corrispondenti, impiegati, segretarie, regional-diplomatici sparsi nel mondo che rispondono ai governatori. Il federalismo oltreconfine è finito nel mirino anche della Confederazione dei dirigenti, funzionari e quadri pubblici (Confedir) - il sindacato dei funzionari statali - che di fronte alle forbici di Cottarelli ha rilanciato una proposta di spending review vista da dentro. Il Confedir suggerisce ragionevolmente di ricondurre le rappresentanze regionali presso le ambasciate e i consolati, e di accorpare gli uffici aperti dai governatori a Bruxelles in un'unica sede con servizi comuni. Semplice e poco dispendioso.

Il sindacato dei dirigenti pubblici ha messo il dito sulla piaga: la parcellizzazione della diplomazia è una fonte di spesa inutile. Anche perché alle Regioni bisogna aggiungere la prateria delle società partecipate e delle agenzie comunali che si occupano di rapporti con l'estero. Una matassa di spese e sovrapposizioni inutili che disperdono le energie, e soprattutto hanno costi che oggi sono un lusso.

Che cosa fanno i rappresentanti del Lazio, della Lombardia o del Piemonte, in giro per il mondo?

Contatti per le aziende, promozione dei prodotti locali, supporto alle aziende, è sempre stata la spiegazione. Azioni che sono sviluppate da enti statali, come l'Ice, dai consolati - che d'altronde già collaborano con le regioni - o dalle associazioni di categorie. Se possiamo sacrificare Santo Domingo (con scorno dei tanti italiani che ci passano le vacanze o si sono trasferiti laggiù), allora si possono anche fermare le tentazioni internazionali degli enti locali. Sia per attuare risparmi, sia per evitare la dispersione di energie. A meno che il Made in Italy che vogliamo esportare non sia quello delle spese pazze.