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Difesa e giusto processo per Daniele Bosio: Nissoli (PI) interroga Gentiloni
27 gennaio 2015

ROMA\ aise\ - La Farnesina deve portare a casa Daniele Bosio. Questo in sintesi quanto sostenuto da Fucsia Nissoli (Pi) in una interrogazione al Ministro degli Esteri Gentiloni sul caso dell’ormai ex ambasciatore italiano arrestato nelle Filippine ad aprile dello scorso anno.

“Daniele Bosio, funzionario diplomatico attualmente sospeso dal servizio, si trova ancora nelle Filippine, coinvolto in un processo per traffico e abuso di minori”, ricorda Nissoli della premessa, subito precisando che “il processo, avviato nell'aprile 2014, non ha ancora avuto nemmeno una udienza di sostanza, ma solo udienze di carattere procedurale, tutte caratterizzate dai tentativi, sempre riusciti, dell'accusa di ritardare il procedimento e quindi l'accertamento della verità”.


“Negli oltre sette mesi trascorsi dall'arresto di Bosio – riporta la parlamentare eletta in Nord America – si è succeduta una lunga serie di violazioni delle procedure previste dalla stessa legge filippina. In particolare il giorno dell'arresto, Daniele Bosio è stato interrogato senza difensore e senza che venisse informato dei suoi diritti costituzionali; gli è stata fatta firmare una rinuncia ai propri diritti durante le indagini preliminari senza la presenza del proprio avvocato e senza che gli venissero spiegate le conseguenze della sottoscrizione detta rinuncia stessa; le indagini preliminari non sono state terminate entro i quindici giorni previsti dalla legge, ma dopo oltre sessanta; nella fase preliminare delle indagini, importanti documenti a discarico di Bosio (le dichiarazioni giurate dei genitori dei bambini che lo scagionavano dall'accusa gravissima di traffico) non sono stati accolti dal giudice; l'accusa e il «private prosecutor», affiliato alla ONG che ha denunciato Bosio, hanno presentato una lunga serie di richieste di cambiamento del giudice naturale assegnatogli dalla legge, tutte infondate nella forma e nel merito: una volta durante le indagini preliminari e tre volte dopo l'avvio del processo”.


“A quanto consta agli interroganti – aggiunge Nissoli – due settimane fa il giudice ha infine accolto l'ennesima richiesta di ricusazione volontaria rinunciando a continuare a presiedere il processo per evitare ulteriori ingiustificati ritardi; la nuova sezione del tribunale cui è stato assegnato il prosieguo del processo è vacante ed è presieduta da un giudice supplente, titolare di un'altra sezione in una città diversa. Tale doppio incarico, che potrebbe prolungarsi per oltre un anno, secondo la prassi nel Paese, allungherà inevitabilmente a dismisura i tempi del processo, già caratterizzato da ingiustificati e indebiti ritardi; il “private prosecutor”, affiliato alla organizzazione non governativa che ha denunciato Bosio, continua a partecipare alle udienze senza alcun titolo legale, nonostante l'opposizione ripetutamente espressa dell'avvocato della difesa, influenzando pesantemente e in senso dilatorio l'atteggiamento del pubblico ministero nel processo”.


“È ormai pressoché inevitabile – annota Nissoli – che i tempi massimi del processo, prescritti dalle disposizioni della Corte Suprema delle Filippine in 180 giorni dalla chiamata in giudizio, saranno superati, aggiungendo un'ulteriore violazione alle procedure previste dalla legge; ancora non è stata stabilita, dopo la ricusazione volontaria del primo giudice assegnatario, la nuova agenda delle udienze; tutto questo avviene nonostante, in occasione dell'unica udienza di sostanza del processo, quella a seguito della quale è stata concessa a Daniele Bosio la libertà su cauzione, le prove a carico sono state considerate “insufficienti” dal giudice; sembra che vi siano stati, ritardi non comprensibili che hanno caratterizzato e stanno tuttora caratterizzando il processo, tenuto anche conto delle funzioni esercitate da Daniele Bosio al momento dell'arresto e dalla visibilità che la vicenda ha assunto per la politica locale”.


Nissoli chiede quindi a Gentiloni “se intenda porre attenzione al caso di Daniele Bosio tenendo conto dei suoi diritti alla difesa e ad un giusto processo; se non intenda avviare con il Governo filippino un dialogo politico che, nel rispetto della sovranità di quel Paese amico, superi l’impasse e contribuisca a far chiarezza sulla vicenda in maniera rapida e positiva, tenendo conto che tutti gli elementi finora emersi durante il processo, oltre alla sua lunga storia personale di volontariato a favore dell'infanzia, depongono a favore dell'innocenza di Daniele Bosio” e, infine, “se non ritenga di intervenire affinché Daniele Bosio possa attendere in Italia lo sviluppo di un processo che potrebbe risultare dispendioso per la difesa, particolarmente lungo nei tempi, soprattutto considerata la delicatissima condizione di un connazionale solo e da otto mesi costretto, senza impiego né stipendio, in terra straniera”. (aise)