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Gentiloni agli ambasciatori: «Solo con i tagli non si va lontano»
28 luglio 2015


ROMA. Le crisi globali oggi hanno bisogno della diplomazia e di quella italiana in particolare, «risorsa preziosa» per il nostro Paese, capace di negoziati e multilateralismo e soprattutto «abile nell'arte del rammendare i conflitti». Ma se l'Italia può e deve prendere l'iniziativa nel mondo, il ridimensionamento delle risorse finanziarie e umane subito negli ultimi anni sta mettendo a dura prova la rete diplomatica.

All'XI Conferenza degli ambasciatori, che si è aperta ieri alla Farnesina, il padrone di casa Paolo Gentiloni ha voluto rassicurare i 123 ambasciatori e gli 8 rappresentanti permanenti giunti da tutto il mondo che il loro lavoro, «di rete intelligente», è indispensabile e che il governo, «a partire dal premier», è consapevole che «sulla strada di un semplice ridimensionamento non si va lontano».

«Risparmiare è necessario, riorientare la rete è possibile, combattere gli sprechi è doveroso», ha premesso il ministro degli Esteri, ma «la politica estera oggi ci cambia la vita e per questo dobbiamo avere a cuore la nostra rete diplomatica». Soprattutto considerando che paesi europei con i quali l'Italia si deve confrontare «dispongono di risorse finanziarie ed umane doppie o triple rispetto a quelle italiane». E a minori risorse per la rete, ha ricordato il capo della diplomazia italiana, negli ultimi anni «si sono aggiunte minori risorse per la cooperazione allo sviluppo e per la difesa».

L'importanza del lavoro dei diplomatici italiani è stata sottolineata anche dal capo dello Stato Sergio Mattarella che, nel suo intervento, ha elogiato la «grande professionalità» e la «dedizione con cui il personale del ministero degli Esteri svolge i propri compiti, talvolta correndo rischi personali molto alti». «La diplomazia è una risorsa preziosa per l'Italia», ha aggiunto, ricordando come il personale diplomatico sia «spesso chiamato ad affrontare delicatissime questioni umane e di sicurezza come, ad esempio, il rapimento di connazionali in aree di crisi».

E sono tante e difficili oggi le sfide globali. A cominciare dal sequestro dei quattro tecnici in Libia e di padre Dall'Oglio per i quali «l'impegno italiano resta massimo». E poi l'Isis che non va sottovalutato perché, è stato il monito di Mattarella, «incubatore e magnete di terrorismo, portatore di una concezione barbara e buco nero di umanità». O il dramma dei profughi che va affrontato «con umanità e saggezza», perché «salvare chi sta annegando è un dovere».

Sfide difficili per le quali è oggi più che mai necessaria la diplomazia, «uno strumento antico», ha ricordato il segretario generale della Farnesina Michele Valensise, «ma le cui funzioni sono più che mai attuali». Un soft power tutto italiano, «pane quotidiano dei nostri ambasciatori», una «squadra di professionisti» che, ha detto Gentiloni citando il regista Frank Capra, «giocano per vincere quando infuria la tempesta».