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Londra parla italiano, migrati in 500 mila
di Francesco Anfossi
"L'eco di Bergamo"
27 ottobre 2015

I giovani cercano un salto di carriera difficile da fare in una società bloccata come la nostra

Volete fare un salto in Italia? Allora andate a visitare Londra. Troverete una città più grande di Bari o Bologna distillata negli oltre otto milioni di abitanti londinesi, un mix infinito di etnie e nazionalità, dove si parlano cento e più lingue, mescolate tra i milioni di inglesi che parlano cockney, l'accento tipico dei «londoners». Il conto degli italiani nella capitale britannica è presto fatto: 260 mila concittadini registrati all'Aire, l'elenco dei connazionali all'estero. Ma a ogni iscritto corrisponde un altro italiano che vive sul Tamigi. Il conto quindi sale a oltre 500 mila. Ogni mese gli iscritti italiani all'anagrafe sono 2 mila mentre 4 mila sono quelli che sbarcano all'ombra del Big Ben. Per non parlare di uomini d'affari (80 mila vanno nella City almeno una volta al mese) e turisti Lo scorso Capodanno gli italiani a Londra erano un milione. Una passione irresistibile.

Anche la fondazione «Migrantes», nel suo rapporto annuale, ha confermato che, nell'ultimo anno, l'emigrazione verso il Regno Unito è aumentata del 71,5% rispetto all'anno precedente. «Abbiamo anche fatto un rilevamento a campione sugli ultimi 4.000 iscritti - ha spiegato recentemente il Console italiano a Londra Massimiliano Mazzanti (a capo del secondo consolato più grande dopo quello a Buenos Aires) - e abbiamo scoperto che il 65% è composto da ragazzi trai 18 e i 35 anni e il 57% è almeno laureato. Si tratta di un'immigrazione accademico professionale con una preparazione elevata rispetto al passato e alla media. I nostri connazionali, se conoscono l'inglese perfettamente, diventano ingegneri o medici usando la propria laurea come farebbero in Italia e facendo lo specifico esame per essere ammessi in quella categoria professionale». Si va a Londra perché non si trova lavoro in Italia. Oppure per fare quel salto di carriera che una società bloccata come quella italiana non permette. O, ancora più banalmente, per imparare l'inglese, la lingua internazionale per eccellenza. Il resto lo fa la qualità della vita di una città che offre opportunità di ogni genere, all'avanguardia in ogni settore, e che vanta ristoranti unici al mondo, con ogni tipo di cucina nazionale e internazionale. Sono finiti gli anni in cui il Regno Unito poteva solo offrire torte al formaggio e «fish and chips».

Chi non ha una buona conoscenza della lingua o un posto da manager o ingegnere si accontenta di lavoretti nel settore dell'ospitalità. A Londra un posto come guardarobiera, «au pair», commesso o lavapiatti si trova con una relativa facilità. Ma molti italiani, da camerieri, sono diventati direttori di ristoranti e di alberghi. Vi è poi la migrazione interna. Da Londra molti nostri connazionali, soprattutto se hanno trovato un lavoro stabile e si sono formati una famiglia, tendono a spostarsi verso altre città di Inghilterra come Manchester, Birmingham, Liverpool, dove peraltro si trova lavoro ancor più facilmente.

Agli italiani appena arrivati a Londra il Consolato italiano offre «Primo approdo» un workshop mensile (un'idea dell'ambasciatore italiano Pasquale Terracciano). Il corso dura un'ora, e permette di mettersi in contatto con esperti del settore legale, fiscale, medico e accademico che offrono consulenza gratuita. Cliccando sul sito del Consolato si trova anche un «Manuale pratico di orientamento alla vita in Inghilterra e in Galles».