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Il Risiko alla rovescia dei ragazzi diplomatici "Qui giochiamo alla pace"
di Vittorio Zucconi
"la Repubblica"
15 marzo 2016

Al via a Roma il WorldMun: 3000 universitari da 120 paesi per simulare le sedute delle Nazioni Unite. Ecco le loro idee

Escluse le assemblee condominiali, le direzioni del Pd e le primarie repubblicane in Usa, eventi ai quali gli aspiranti diplomatici del mondo dovrebbero essere obbligatoriamente invitati per vedere a quali livelli di autolesionismo possano portare la rissosità e l'ostilità fra esseri umani che in teoria vivono sotto lo stesso tetto, il meeting degli studenti di tutto il mondo raccolti a Roma per "giocare alla pace" è un ammirevole esercizio in sfacciata controtendenza, rispetto al mondo là fuori. Come stanno dimostrando le manifestazioni più violente di odi, declinate in tutte le variazioni possibili e sanguinarie di razzismo, fondamentalismo, sessismo, egoismo, nazionalismo e quelle più incruente (per ora) tradotte nei successi politici di partiti e candidati come Trump negli Usa o come i neonazi tedeschi, questi giovani sono coraggiosi salmoni decisi a nuotare contro la corrente del settarismo e del tribalismo globalizzati. Rischiando di essere divorati dagli orsi del "cattivismo" imperante.

Ma qualcuno lo deve pur fare, o deve provare a farlo, perché dalla fatica dei salmoni della diplomazia e del dialogo dipende la sopravvivenza di tutta la specie, cioè dell'umanità. Nel loro gioco del Risiko alla rovescia, dove l'obiettivo non è conquistare il resto del mondo, ma aiutare il mondo a convivere con se stesso, torna quell'idea generosa e disattesa che fallì con il nome di Società delle Nazioni e dal 1945 si è reincarnata sotto i rami d'ulivo dell'Onu, sempre ai margini della irrilevanza.

Meritano dunque ogni augurio e ogni auspicio di successo, senza illusioni, ma senza cinismo. Quello della pace attraverso il dialogo e quello della convivenza senza prepotenza sembra oggi, nell'ora del "cattivismo" dominante, uno sporco lavoro, sospettabile del peccato mortale di "buonismo". Ma qualcuno deve pur provare a farlo.

 

***

JUDE MASSAAD, 20 ANNI

"Battiamo le divisioni con l'integrazione"

È dalla religione che bisogna partire per salvare il mondo. Penso che se tutti i culti mettessero davvero in pratica quello che vanno predicando - l'amore, l'accettazione, il perdono e la coesistenza - allora i popoli riuscirebbero davvero ad integrarsi, a dialogare e a combattere i fondamentalismi. Mi chiamo Jude Massaad, ho 20 anni e sono libanese, studio Scienze politiche all'American University di Beirut e sono una cristiana ortodossa, ma credo fermamente che gran parte dei problemi del mondo derivino dall'istituzionalizzazione della religione e dal suo rapporto con i poteri politici ed economici. Mai più settorialismi, ma una vera integrazione.

 

FEDERICO GRILLO, 19 ANNI

"Dobbiamo sentirci cittadini del mondo"

Sono italiano, ma tutti i giorni cerco di pensare come cittadino del mondo. È solo aprendosi mentalmente agli altri Stati, cercando di capirli culturalmente che si può salvare il pianeta. Ho 19 anni, mi chiamo Federico Grillo e frequento Scienze politiche all'Università La Sapienza di Roma. È la quinta volta che partecipo agli Harvard WorldMun ed è sempre come fosse la prima. Rappresento il Tagikistan nella commissione Affari giuridici, parlerò dei diritti di proprietà dei farmaci contro l'Hiv e di cyber security: è difficile sostenere le dure posizioni di un Paese contrario all'omosessualità, ma è un'esperienza importante per capire che il mondo si può cambiare solo se i governi investono sull'istruzione dei suoi giovani.

 

SANTIAGO TRUJILLO, 21 ANNI

"Non interrompiamo il dialogo tra culture"

Sono Santiago Castillo Trujillo, ho 21 anni e vengo da Manizales, un piccolo comune montuoso della Colombia, dove siamo famosi per le piantagioni di caffè e la forte instabilità sismica. Ho studiato all'Università di Bogotá e ora mi sto specializzando in Amministrazione europea a Strasburgo. Dopo l'esperienza di un anno fa a Boston, ho deciso di iscrivermi da solo all'Harvard WorldMun perché queste simulazioni ti aiutano a capire chi hai intorno. Voglio tornare in Colombia e mettermi al servizio del mio Paese per provare a cambiare le cose. Dobbiamo tollerarci l'uno con l'altro, serve comprensione e tolleranza, ¡l dialogo non deve interrompersi mai ma, come me, le nuove generazioni stanno crescendo con una mentalità più aperta al mondo.

 

JOSE' AULER, 20 ANNI

"II mio sogno è fare il ministro in Perù"

Credo nella diplomazia come arte suprema per risolvere i conflitti e risollevare le sorti del mondo. Ai World Harvard Model "gioco" a rappresentare l'Australia, un compito abbastanza facile vista la buona reputazione che gode nel panorama economico internazionale e soprattutto conosco bene quella forma di neoliberalismo economico. Ma il mio obiettivo è diventare ministro in Perù per farne uno Stato migliore. Il mio nome è José Matias Garcia Auler, sono cattolico, ho 20 anni e studio Business management all'Universidad del Pacifico di Lima. Se fossi al governo del mio Paese vorrei far arrivare l'istruzione e la cultura in tutte le case, solo così si cresce e si migliora il mondo in cui viviamo.

 

JACK BAGDADI, 24 ANNI

"Salviamo il pianeta dall'inquinamento"

Sogno una carriera nei servizi di intelligence americani: sono Jack Bagdadi, ho 24 anni e sono di religione ebraica. Già da qualche anno ho iniziato a frequentare l'Accademia militare di West Point nello stato di New York ma vengo dalla Florida dove vivono i miei genitori. Per rendere il mondo un posto migliore occorre garantire una maggiore partecipazione internazionale a tutti gli stati. E se fossi Obama farei dei seri investimenti sull'ambiente, l'obiettivo è rendere il pianeta un posto migliore per tutti dove vivere. Il mio provvedimento sarebbe volto ad eliminare le sostanze tossiche che danneggiano il sistema, ridurre al minimo l'inquinamento e provare ad azzerare le emissioni di carbonio.

 

MATTHEW O'NEILL, 22 ANNI

"Il terrorismo si vince soltanto uniti"

Siamo tutti troppo concentrati su noi stessi, spesso gli Stati stanno lì a guardarsi l'ombelico ma il terrorismo - vera piaga del millennio - si risolve solo con una vera collaborazione tra i vari paesi. Sono Matthew O'Neill, ho 22 anni, e studio International business alla Concordia University di Montreal m Canada. Rappresento la Somalia nella commissione Politiche speciali, un ruolo non semplice ma ormai grazie ad Internet niente e nessuno è poi così lontano. Credo che dovrebbero dare all'Africa l'opportunità e i mezzi per risolversi da soli i propri problemi, il resto del mondo ha commesso fin troppi errori in quel territorio. Io sogno di diventare un avvocato di diritto internazionale.

 

YUE YING ZHAO, 20 ANNI

"Diamo spazio a politiche green"

II mio è un paradosso: all'Harvard WorldMun rappresento San Marino, uno degli Stati più piccoli, mentre io vengo dalla Cina, uno dei più grandi, complessi e popolosi paesi del mondo. Sono Yue Ying Zhao, ho 20 anni, sono atea e studio alla Tsinghua University, una delle più prestigiose e importanti di Pechino, frequentata anche dal presidente Xi Jinping. Il mondo lo cambierei partendo dalle nuove politiche ambientali, una nota dolente per la Cina. Le industrie e le potenti lobby fanno molte resistenze, ma vorrei riconvertire tutte le imprese in una versione "green", meno inquinanti e più sostenibili per l'ambiente. L'unica strada per non morire soffocati dalle polveri nocive.

 

ISOODA AJDARI, 22 ANNI "Lotto per i diritti di tutte le donne"

Studio in Giappone all'Hiroshima Jugakuin University, ma vengo dall'Iran e i miei genitori, due scienziati, vivono a Shiraz, l'antica capitale della Persia. Mi chiamo Isooda Ajdari, ho 22 anni, sono musulmana e sono donna. Io credo che sia difficile esserlo in qualsiasi parte del mondo,ogni Paese ha i suoi problemi ma penso anche che le donne in Iran siano delle campionesse che lavorano e lottano tutti i giorni per essere uguali agli uomini. Voglio cambiare le disuguaglianze che ci sono nel mondo. E, anche se lentamente, si sta andando in quella direzione: un successo l'elezione di Marzieh Afkham come prima donna ambasciatrice iraniana in Malesia. Sono passi che ti fanno sperare. E ti danno la voglia di continuare a lottare.