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A New York in cerca di un seggio nel Consiglio di Sicurezza Onu
di Paolo Mastrolilli
"La Stampa"
19 aprile 2016

Si scrive cerimonia per la firma dell'accordo sui cambiamenti climatici raggiunto a Parigi in dicembre, ma si legge come l'ultima grande occasione per far campagna nelle elezioni per il seggio non permanente del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, in programma il prossimo 28 giugno. Il presidente del Consiglio Renzi sarà a New York per partecipare all'evento di venerdì, cosi come i rappresentanti di Olanda e Svezia, cioè i nostri concorrenti per il posto europeo nel massimo organismo del Palazzo di Vetro. Tutti quindi cercheranno di usare la cerimonia per l'accordo sul clima come una opportunità per lanciare lo sprint finale.

Nei corridoi delle Nazioni Unite circola la voce che la gara ormai riguardi solo il secondo posto, perché il primo è quasi nelle mani dell'Italia. Già alla fine dell'anno scorso eravamo molto vicini alla soglia dei 129 voti necessari a vincere, e negli ultimi mesi ci siamo rafforzati. La prudenza però è d'obbligo: queste elezioni sono sempre molto imprevedibili, e gli impegni di voto ricevuti cambiano fino all'ultimo. I nostri avversari la pensano allo stesso modo, e manderanno rappresentanti dei governi alla firma di venerdì, anche per fare campagna.

La Svezia era stata la prima a presentarsi, e visto che manca da diversi anni dal Consiglio, si aspettava che l'Europa le avrebbe aperto la porta. Quando invece si erano candidate anche l'Olanda e l'Italia, aveva sperato che Bruxelles facesse una mediazione per evitare lo scontro interno all'Unione. La mediazione però non c'è stata, e ora gli stessi diplomatici svedesi ammettono che per questa ragione sono partiti in ritardo rispetto ai due avversari. Ad un certo punto Stoccolma aveva discusso l'ipotesi di ritirarsi, ma ora pensa di aver recuperato terreno. I punti di forza della Svezia stanno nel suo tradizionale impegno all'Onu, e negli aiuti allo sviluppo che superano l'1% del Pii. Nella graduatoria delle donazioni fra i candidati, l'Olanda è seconda e l'Italia terza. Stoccolma crede che la trasparenza della sua candidatura sia un altro vantaggio, ma le posizioni chiare di principio che ha preso, ad esempio criticando Israele, le hanno fatto allo stesso tempo guadagnare e perdere consensi. I suoi diplomatici poi pensano che l'antica presenza in Africa le consenta di competere con l'Italia per gli oltre 50 voti del continente chiave.

Gli olandesi nei corridoi del Palazzo di Vetro sono considerati un po' avanti rispetto agli svedesi, perché hanno condotto una campagna più riservata e attiva. Si rendono conto che avere due candidati dell'Europa settentrionale li svantaggia, soprattutto considerando che nei prossimi due anni i temi principali sul tavolo del Consiglio di Sicurezza saranno le migrazioni, a cui il presidente Obama dedicherà un vertice durante l'Assemblea Generale di settembre, il terrorismo e l'Isis, la stabilità in Africa Occidentale e Medio Oriente, la Libia e il Libano, cioè tutte questioni su cui l'Italia svolge un ruolo di leadership. Quindi l'Aja si è presentata come un paese che tanto geograficamente, quanto sui temi, sta a metà strada fra l'Italia e la Svezia. Ha sfruttato i rapporti con le ex colonie, dall'Indonesia ai Caraibi, e il riscaldamento globale, che innalza i mari e minaccia la sopravvivenza dell'Olanda, come quella di decine di paesi insulari del Pacifico, su cui però ha insistito molto anche l'Italia. L'Aja poi ha dovuto fare un lavoro interno ed esterno per esorcizzare i fantasmi di Srebrenica, quando i suoi caschi blu consentirono il genocidio, che generò una forte resistenza domestica verso altre proiezioni internazionali. A poco più di due mesi dal voto, quindi, la corsa resta aperta e incerta.