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«Seggio Onu, l'Italia può farcela»
18 maggio 2016

Dlamini Zuma, presidente dell'Unione africana: «Il vostro modello economico è un punto di riferimento»

Il continente africano è da sempre per l'Italia un punto di riferimento chiave sul piano economico, su quello della sicurezza e per la gestione dei flussi di immigrazione. Da tempo abbiamo cercato di costruire attorno a queste sfide un dialogo serrato e strategico, ma l'Italia e l'Europa si sono mosse in ordine sparso, senza un progetto articolato. Cosi facendo hanno ceduto terreno a Cina e Stati Uniti nei confronti di un contesto regionale che rappresenta un nostro interlocutore naturale. Da oggi questo cambia, «nell'interesse stesso dell'Africa», come ha detto in un'intervista esclusiva al Sole 24 Ore Nkosozana Diamini Zuma.

La prima donna alla guida dell'Unione Africana forse oggi la più autorevole figura politica e morale per il continente, sia per il suo ruolo attuale che per il suo passato al fianco di Nelson Mandela nella lotta contro l'Apartheid sarà a Roma oggi per partecipare ai lavori in cui si formalizzerà un nuovo canale di dialogo, la Prima Conferenza Ministeriale Italia-Africa. Si tratta della svolta che si cercava da tempo: «Penso che l'Italia possa essere un ponte tra l'Africa e l'Unione Europea. Ha una maggiore conoscenza delle problematiche africane perché le vive in prima persona, come avviene con l'immigrazione, perché è il nostro vicino più prossimo nel mediterraneo e con l'Africa ha una storia di lunga data».

C'è naturalmente anche un contesto politico a breve: l'Italia punta all'ingresso nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite come membro a rotazione. E un parterre, come ci sarà oggi di almeno 40 ministri degli Esteri africani, i loro rappresentanti permanenti alle Nazioni Unite e una quindicina tra organizzazioni internazionali del sistema delle Nazioni Unite, ci consentirà di ricordare l'attivismo dell'Italia nelle missioni dell'Onu o il nostro forte contributo economico al Palazzo di Vetro.

Su questo punto la Zuma non ha dubbi: «Credo che l'Italia abbia delle buone possibilità, certo la scelta riguarda la sovranità di ogni singolo Stato. Ma è vero che l'Italia è uno dei maggiori finanziatori ed emissari di truppe, specialmente nel corno d'Africa. Per questo il dialogo è molto importante, qualora fosse eletta nel Consiglio di Sicurezza l'Italia sarebbe in grado di comprendere la posizione dell'Africa ed esserne portavoce».

Ma è indubbio che il punto di interesse forte per l'Africa resta quello economico per avviare un processo di industrializzazione per dare sbocco ai giovani e alle opportunità di lavoro.

«Dobbiamo investire nell'istruzione e nello sviluppo di competenze specializzate, ma anche in corsi di formazione professionale. Per esempio: se noi riuscissimo a valorizzare le nostre risorse naturali e minerali del 50% potremmo creare ben 7 milioni di posti di lavoro ogni anno. Poi gli Africani come tutti i popoli potranno scegliere di emigrare come succede dappertutto. La cosa importante è che lo facciano per scelta, portando il loro contributo alle economie dei paesi in cui si spostano. Oggi è la disperazione che li spinge ad andarsene».

Il nostro modello economico è dunque un punto di riferimento «specie - aggiunge - sui temi dell'industria, della piccola e media impresa, della famiglia e dell'agricoltura. Consideriamo l'Italia un buon partner anche per le infrastrutture. Nel complesso lavorare con l'Italia sui temi economici potrebbe essere davvero vantaggioso».

Tra l'altro proprio ieri la Zuma era a Milano per firmare con Letizia Moratti un memorandum of understanding legato alla fondazione E4impact. Formata da un gruppo di imprenditori italiani, oltre alla Moratti, Giorgio Squinzi e Pietro Salini e da alcuni centri universitari, la missione è quella di aiutare la formazione dell'imprenditoria in Africa, la piccola imprenditoria in particolare.

Sul fronte terrorismo, in Libia o in altre zone, la Zuma guarda oltre agli aspetti militari, chiede «istituzioni locali più forti, affinché siano in grado di erogare i servizi fondamentali alla propria popolazione. La promozione di attività economiche inclusive, senza che alcuni gruppi si sentano marginalizzati».

Chiede di incentivare la partecipazione democratica, «così che ogni fazione possa sentirsi parte del sistema politico: per vincere il terrorismo bisogna prima vincere la miopia delle persone, così che quando ci sia una scelta da fare tra le istituzioni ed i gruppi estremisti, loro rispondano ai primi. Affrontare la questione da un punto di vista esclusivamente militare genererebbe dei problemi. Per la Libia vale lo stesso principio. La soluzione deve essere di tipo inclusivo, altrimenti non penso che risolveremo i problemi libici».

Nell'insieme la Zuma è ottimista guardando al futuro, ritiene che questo dialogo di oggi aperto con l'Italia possa portare a molte svolte. Vede molte potenzialità di crescita per i giovani e per le donne, «...specialmente guardando all'agenda 2063 per il continente, in linea con lo sviluppo sostenibile che abbiamo intrapreso. E allora, insieme, mettiamo i giovani e le donne nella condizione di guidare questo cambiamento».