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L'ambasciatore: sfida ambiziosa. «Iniziamo dalla difesa comune»
di Alessandro Farruggia
"Quotidiano Nazionale"
05 febbraio 2017

Nelli Feroci: Ue indebolita, Roma merita di stare nel treno di testa

 «L'Europa a due velocità è una sfida. E noi italiani dobbiamo avere l'ambizione a essere nel treno di testa. Perché siamo un Paese fondatore, perché è nel nostro interesse e perché forse è l'unico metodo che consente di avanzare nell'integrazione europea tenendo conto delle differenze». Così Ferdinando Nelli Feroci, diplomatico per 41 anni, rappresentante permanente dell'Italia presso l'Ue dal 2008 al 2013 e commissario europeo all'Industria dal luglio all'ottobre 2014, oggi presidente dello lai (Istituto Affari internazionali).

 Ambasciatore, la sorprende la mossa di Angela Merkel, che è tornata a porre un problema che le sta a cuore da anni?

 «Non mi sorprende assolutamente, è una tema cruciale per risolvere la crisi che sta vivendo l'Europa. Io condivido l'analisi fatta dal presidente Tusk nella lettera inviata prima del vertice di Malta: ha dipinto una situazione fortemente critica dell'Unione, indebolita dall'affermarsi di formazioni euro-scettiche figlie anche di una profonda disaffezione verso Bruxelles, da un contesto internazionale instabile e dalle novità che vengono da Washington, dove per la prima volta vediamo un presidente americano operare sulla base del principio del divide et impera. Per uscire da questa situazione serve uno scatto: dobbiamo realisticamente prendere atto che nell'Unione ci sono sensibilità e politiche diversificate. Se aspettiamo di essere tutti d'accordo, restiamo fatalmente bloccati».

Le velocità differenziate sono quindi la risposta alla crisi?

 «Possono esserlo. Dopotutto, l'Europa a due velocità non è una novità. Già nei fatti noi abbiamo una Ue a due velocità: ricordiamoci che ci sono alcuni Paesi che non partecipano al sistema di Schengen. L'Europa a velocità differenziate è una realtà nella quale già oggi operiamo. Credo che il richiamo della Merkel sia stato utile perché prima o poi dovremo dare ordine a questo metodo delle velocità differenziate, anche con riassetto istituzionale».

 Nei trattati questa possibilità è già prevista, però.

 «C'è la possibilità per un gruppo di Paesi, che non possono essere meno di nove, di procedere in accordo tra loro, approvato dalla Commissione e Consiglio, con iniziative in settori specifici. Di contro, i trattati consentono a chi non vuole di chiamarsi fuori da queste cooperazioni rafforzate. Questo è già realtà».

 Merkel dice che il concetto di Europa a due velocità potrebbe essere formalizzato in occasione del 60° anniversario dei trattati di Roma.

 «Penso che sarebbe forse giusto farvi un accenno. Bisogna però vedere quanto questo possa essere gradito e approvato da tutti in una dichiarazione solenne, che dovrebbe essere un momento di unità. Ma credo sarà inevitabile in futuro procedere sulla base di questo approccio».

In quali settori l'Europa a due velocità, già una realtà per la circolazione delle persone, potrebbe compiere i suoi passi?

 «Sulla politica comune di difesa. E' quello il terreno di elezione per testare questo strumento. Se lo strumento si consoliderà, si potrà pensare di andare oltre, con una qualche revisione dei trattati, per la quale ora non mi pare che si siano le condizioni politiche».

 Sono ipotizzabili cooperazioni rafforzate nel settore fiscale?

 «Sulla fiscalità abbiamo già un esempio di cooperazione rafforzata, un processo non ancora completato, per la tassazione delle transazione finanziarie: c'è un gruppo di Paesi che ha già deciso di procedere su questa strada adottando un regolamento che consente di applicare una imposta sulle transazioni finanziaria. Il principio è stato quindi già accettato anche se il tema è molto delicato. Meglio sarà iniziare dalla difesa».