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DIPLOMATICI, COSI’ AIUTANO LE IMPRESE
di Massimiliano Di Pace
“la Repubblica - Affari e Finanza”
19 giugno 2017

Una professione molto ambita ma anche molto usurante. Il loro numero è sceso dai 1.120 del 2010 agli 858 attuali, e la metà è a Roma. Ogni anno messi a concorso 35 nuovi posti. Le scuole di preparazione

ROMA - Il diplomatico italiano è diventato anche un promotore di business. A confermarlo è uno studio di Prometeia, pubblicato nel 2017, secondo il quale il ministero degli Esteri ha consentito nel 2015 alle imprese italiane di generare 6,5 miliardi di fatturato e di occupare 72mila lavoratori, valori che salgono, considerando anche l'indotto, a 16,4 miliardi e 234mila lavoratori. Insomma, sostenere l'economia italiana è uno dei principali impegni della nostra diplomazia, come conferma il neopresidente del sindacato dei diplomatici (Sndmae) Francesco Saverio De Luigi: «Con la globalizzazione, e quindi la crescita della presenza di imprese e cittadini italiani all'estero, è aumentato il fabbisogno di diplomazia, in particolare di quella economica. Per questo aspetto il ruolo delle ambasciate e dei consolati cambia a seconda dei paesi. Dipende infatti dalla presenza nel paese estero di altre istituzioni italiane, quale Ice o la camera di commercio italo-estera, che si concentrano sulle Pmi, e ovviamente dalla natura dell'attività delle imprese italiane. In generale il diplomatico provvede ad acquisire contatti in loco, e a raccogliere informazioni. Per esempio, da molti anni è operativa una banca dati, Extender, che consente alle imprese di conoscere le opportunità di business, come i bandi, nei vari paesi».

Secondo Enrico Padula, segretario esecutivo del Sndmae, il diplomatico deve comunque saper creare relazioni anche in altri settori: «Dato che gli interessi italiani sono, oltre che economici, anche politici, culturali e scientifici, è naturale che il diplomatico debba avere la capacità di inserirsi nel tessuto locale».

La vita di un diplomatico non è così facile. Innanzitutto non si passa tutta la vita all'estero, come dimostra il fatto che metà dei diplomatici si trova a Roma. Inoltre, il trasferimento m nazioni spesso lontane comporta rischi, anche di natura familiare, ammette De Luigi: «In molti paesi bisogna affrontare rischi sanitari e di sicurezza, che per i diplomatici sono spesso amplificati, rappresentando un naturale bersaglio. Inoltre, la gestione di una famiglia è complessa quando l'altro coniuge lavora, e non è un caso che nel nostro mondo sia elevato il tasso di divorzi» . Un altro aspetto che fa notare il sindacato è il loro esiguo numero, passato da 1.120 del 2010 ai 958 attuali. «Rispetto alla Francia - chiosa De Luigi - il nostro numero è quasi 4 volte inferiore, e più m generale la percentuale del bilancio pubblico destinato al Mae, pari allo 0,2%, è tra 2 e 5 volte inferiore a quella di altri paesi. Questo spiega il modesto numero di diplomatici presenti nelle 220 ambasciate e consolati: circa 2,3».

In ogni caso la carriera del diplomatico attira molti giovani, visto che a fronte dei 35 posti messi a bando ogni anno, si presentano tra gli 800 e i 1.200 partecipanti. Ma allora come si può diventare diplomatici? Per Sara Cavelli, direttrice generale della Sioi, la più antica tra le 7 scuole di preparazione al concorso, occorre molta determinazione, oltre che specifici requisiti: «A parte una laurea in scienze politiche, economia o giurisprudenza, bisogna conoscere molto bene due lingue. Non è necessario un ottimo voto di laurea, ma tanta determinazione a superare il concorso, che comporta lo studio approfondito delle 5 discipline del concorso: storia delle relazioni internazionali, diritto internazionale, politica economica, inglese e una seconda lingua. Si dimostra utile partecipare a un corso di preparazione».

Il concorso si basa su un questionario a risposta multipla, dove vi è la maggiore selezione, passando dai circa 1.000 partecipanti a 200-250. Poi le prove scritte nelle 5 materie, che riducono il numero di candidati a 40. Si considerano anche i titoli di studio e le pregresse esperienze di lavoro in organizzazioni internazionali. L'esame orale verte, oltre che sulle 5 materie dello scritto, anche su diritto civile e pubblico, geografia, contabilità di stato.

 

GLI INTERVENTI DELLA RETE ESTERA DELLA DIPLOMAZIA

Su 756 progetti, possibilità di interventi multipli, 2015-2016

-      Sensibilizzazione delle autorità locali in relazione alla partecipazione a gara: 360 (47,6%)

-      Orientamento al mercato: 298 (39,4%)

-      Accompagnamento nello sviluppo del business con l’autorità: 124 (16,4%)

-      Intervento con le autorità locali per la risoluzione di controversie: 73 (9,6%)