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Interesse nazionale, l'Italia investa di più per le sedi di rappresentanza all'estero

"La Stampa"
20 luglio 2018

Caro Direttore,

ho letto l'articolo del 17 luglio di Stefano Stefanini sull'interesse nazionale. Vorrei aggiungere che l'evoluzione della questione può essere vista attraverso dati che si riverberano sulla nostra presenza nel mondo. Nel 1998 i nostri connazionali residenti all'estero erano 3,6 milioni, oggi sono 5,6 milioni, il bilancio della Farnesina era pari allo 0,28% della spesa pubblica vent'anni orsono, oggi è dello 0,10%. A titolo di confronto, i francesi residenti all'estero sono 1,8 milioni e il personale della Farnesina non solo non si rapporta, nelle sedi estere, a quello del Quai d'Orsay, ma spesso neanche a quello della rete diplomatico-consolare olandese. Analoga situazione si ha per le imprese. Unioncamere-Veneto e il Cgia-Mestre hanno evidenziato il ruolo strategico della Farnesina: per assistere il 50% delle esportazioni italiane, occorre rivolgersi a 1000 imprese; in Francia o Germania bastano poche decine di grandi imprese e ciascuna di esse ha una sua «diplomazia aziendale» attiva a Bruxelles e in tutti gli Stati. Per l'Italia è quindi vitale il sostegno della rete diplomatico-consolare e il «moltiplicatore», in termini di Pil, è di oltre 20 volte per le spese destinate alla Farnesina. Presso la nostra Rappresentanza all'Ue lavora meno della metà delle persone che in quella spagnola. Il «dimensionamento» in termini di personale delle nostre sedi estere si avvicina ora a quello del Portogallo. Tutto ciò, a scapito dell'interesse nazionale che anzi richiederebbe più risorse rispetto a quelle a disposizione vent'anni orsono, essendo nel frattempo aumentati sia i residenti esteri, sia il ruolo delle esportazioni per l'Italia.

Francesco Saverio De Luigi, Presidente del SNDMAE

 

La lettera del ministro De Luigi tocca una dolente nota. Troppo spesso in Italia si dimentica la logistica che è quella che fa vincere le guerre. Questo vale anche per l'interesse nazionale, specie in un contesto internazionale di agguerrita competitività. Non basta proclamarlo. Ci vogliono mezzi e strutture per sostenerlo e promuoverlo. Cominciamo con la rete di ambasciate e consolati all'estero. Giustissimo chiedere ai funzionari italiani all'estero un impegno costante e rigoroso, mirato alle esigenze reali, di sicurezza, politiche, economiche, culturali del Paese, ma devono essere messi in condizione di reggere la concorrenza. Che è crescente. Altrimenti la retorica dell'interesse nazionale diventa pretesa di andare a nozze con i fichi secchi. (Stefano Stefanini)