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POCHE RISORSE PER LE AMBASCIATE NEL MONDO
di FRANCESCO SAVERIO DE LUIGI PRESIDENTE SNDMAE
“Gazzetta del Mezzogiorno”
21 novembre 2018

Anche all' indomani della Conferenza di Palermo sulla Libia si è aperto sui media un dibattito avente come oggetto la politica estera italiana e le modalità di perseguimento dell'interesse nazionale.

Non compete certamente al Sindacato rappresentativo della carriera diplomatica indicare quali potrebbero essere le migliori strategie per perseguire l'interesse nazionale in questo o quello scenario, ma al Sindacato spetta però porre in rilievo le lacune strutturali che oggi condizionano le possibilità di intervento della diplomazia italiana sugli scenari internazionali, con i connessi servizi alle imprese e agli italiani all'estero. Sussiste irrisolto da circa 20 anni un problema di risorse che si aggrava purtroppo sempre più e che si riverbera automaticamente sull'estero e in Italia, a fronte di impegni crescenti e superiori a quelli dei nostri concorrenti.

Nel 1998 i nostri connazionali residenti all'estero erano 3,6 milioni, oggi sono 5,6 milioni, il bilancio della Farnesina era pari allo 0,28 % della spesa pubblica vent'anni orsono, oggi è dello 0,09 %. A titolo di confronto, i francesi residenti all'estero sono 1.8 milioni e il personale della Farnesina è una frazione rispetto a quello a disposizione del Ministero degli Esteri francese.

Analoga situazione si ha per le imprese: una voce fondamentale della nostra economia é rappresentata dalle esportazioni, circa il 30% del PIL. Unioncamere-Veneto e il Cgia-Mestre hanno evidenziato in un apposito studio il ruolo strategico della rete diplomatico-consolare in ragione delle peculiarità del nostro tessuto produttivo: il rafforzamento del supporto istituzionale italiano nei vari mercati è una priorità per favorire la crescita delle PMI italiane e per lo sviluppo stesso dell'economia delle regioni del Mezzogiorno. Nel complesso, il "moltiplicatore" delle spese destinate alla Farnesina è superiore a 20 volte, in termini di crescita del PIL per ogni euro investito. In genere disponiamo, pur avendo molti più compiti, di organici paragonabili a quelli presenti nella rete diplomatico-consolare olandese, quando va bene. Quest'ultima sarà tuttavia oggetto di un programma di forti incrementi di bilancio, di ampliamenti di organici e di apertura di nuove sedi, come preannunciato l'8 ottobre scorso dal Ministro degli Esteri olandese al Parlamento dell'Aja. La competitività di un Paese dipende molto anche dalle infrastrutture di servizi all'estero. Gli "altri" lo sanno.

Presso la nostra Rappresentanza all'UE, di gran lunga la più importante sede italiana all'estero e che segue tutte le tematiche Comunitarie, tra cui quella importantissima per il Mezzogiorno dei fondi strutturali, lavora meno della metà delle persone che nella Rappresentanza spagnola e i confronti con i nostri concorrenti sono impietosi in tutto il mondo. Il 25% delle nostre Ambasciate all'estero ha oggi in organico un solo funzionario diplomatico. Sono numeri che imporrebbero, con urgenza, adeguati provvedimenti anche in termini di assunzioni. Destinare solo 0,09% della spesa pubblica alla nostra presenza nel mondo significa voler essere "fuori dal mondo", occorrendo più risorse rispetto a quelle a disposizione vent'anni orsono, essendo nel frattempo aumentati, in un quadro geopolitico sempre più articolato e complesso, sia i residenti esteri, sia il ruolo delle esportazioni per la nostra economia.

 

* Sindacato nazionale dei dipendenti del Ministero Affari degli Esteri