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Farnesina a secco: "Scelte da rivedere"
di Umberto De Giovannangeli
l'Unità
19 dicembre 2012

Una diagnosi dettagliata a cui si accompagna una «terapia» puntuale. Per una diplomazia della crescita, per una crescita della diplomazia».

 

È la sfida lanciata dal Sndmae (Sindacato nazionale dipendenti del ministero degli Esteri) alla vigilia della IX Conferenza degli Ambasciatori.

Il rapporto «riFarnesina», che l'Unita anticipa in alcune sue linee guida, sarà presentato oggi in una conferenza alla Sala Aldo Moro al ministero degli Esteri. Spiega Enrico De Agostini, presidente de Sndmae: «Sono circa vent'anni che l'investimento in politica estera si va assottigliando relativamente al bilancio dello stato. Fino all'anno scorso si era trattato di uno stillicidio che aveva permesso alla Farnesina di sopravvivere, con piccoli aggiustamenti di rotta, ma senza i necessari salti di qualità». Un navigare a vista che non regge più. «Con l'approvazione del DL95, alla fine del luglio scorso - sottolinea De Agostini - la prospettiva è cambiata: o si compiono scelte riguardo alle priorità e se ne fa seguire una coerente politica di distribuzione delle risorse sulle Reti Diplomatica e Consolare, o si rischia l'inefficacia ovunque. O si cambiano le regole di gestione o tagliare non serve nemmeno a risparmiare». Il bilancio degli Esteri, pari a 1,68 miliardi di euro prima dei tagli decisi a luglio, è ritornato a livelli assoluti inferiori a quelli del 2001 ed è in caduta libera in termini relativi (rispetto al bilancio dello Stato): mai prima d'ora si era arrivati al di sotto dello 0.2%. I nostri partner internazionali dedicano alla politica estera stanziamenti ben superiori: la percentuale di bilancio, compresa la Cooperazione allo Sviluppo, del Quai d'Orsay è dello 0,42%; quella del Foreign Office è dell'1,27%; la Germania dedica alla politica estera 1'1,1% del bilancio statale; la Spagna lo 0,45% e l'Olanda addirittura il 2,5%. Nonostante una dotazione di bilancio inferiore rispetto ai partner internazionali, l'Italia ha una rete di uffici all'estero tra le maggiori al Inondo: 319 sedi nel 2011, ben più della Germania (226), del Giappone (267) e degli Stati Uniti (275), e di poco superiore a Spagna (311) e Federazione Russa (309). Alla data del 1 luglio 2012 il numero delle sedi attive all'estero è sceso a 309. Reti dalle dimensioni di quelle diplomatica, consolare e culturale italiane non sono più sostenibili, annota il rapporto, a fronte delle continue riduzioni operate non solo delle dotazioni di bilancio ma anche di quelle delle risorse umane. Sommando al personale di ruolo il contingente di contrattisti e il personale proveniente da altre amministrazioni, il dato totale del personale che nel 2011 lavorava per il ministero degli Esteri ammontava a 7.912 unità. Numeri ben lontani dalle 15.024 unità di personale del Quai d'Orsay, e dalle 13.218 unità del Foreign Office, per non parlare delle 69.25 degli Usa. Ma nemmeno paragonabili pure alle 13.450 unità della Germania, alle 11.382 del Giappone e alle 11.658 della Federazione Russa. SPENDING REVIEW «Il deficit di personale di cui soffre la Farnesina - rileva in proposito il rapporto del Sndmae - assommato a quello delle dotazioni finanziarie, già aveva compromesso prima della scorsa estate il funzionamento delle strutture della politica estera italiana, sancendo l'impossibilità di garantire l'equilibrio tra le ambizioni di un Paese desideroso di giocare un ruolo di primo piano sull'intero scacchiere mondiale e risorse non paragonabili a quelle degli altri attori internazionali». Come non bastasse, su questo quadro già compromesso si abbatterà ulteriormente il taglio di organici deciso dal Decreto sulla Spending Review del luglio 2012, che imporrà un ulteriore riduzione del 20% delle dotazioni organiche del personale dirigenziale de ministero degli Esteri e del 10% di quelle del restante personale. A fronte di tutto ciò, sottolinea De Agostini, «risulta cruciale definire le aree strategiche più importanti per la nostra politica estera e concentrare su queste maggiori risorse umani e finanziarie». «riFarnesina», significa «riPianificare», «riDistribuire», «riValutare», «riAffermare». In un concetto unificante: scegliere. È la sfida, ineludibile, del cambiamento. Con la consapevolezza, rimarcano gli estensori del rapporto, che «l'alternativa non è il declino di un'amministrazione prestigiosa, ma l'indebolimento di uno strumento a disposizione dei cittadini e delle imprese per superare la crisi e rinascere più forti di prima». Rilanciare il sistema-Paese nel mondo significa, ad esempio, rafforzare, da punto di vista qualitativo e quantitativo, un settore strategico quale la formazione del corpo diplomatico; vuol dire pianificare le risorse finanziarie all'estero; razionalizzare la rete diplomatica; definire nuovi e più trasparenti criteri per valutazioni e promozioni nella camera diplomatica.