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Tra le quinte della Farnesina
15 marzo 2013

All'indomani dell'entrata in vigore del DPR 18, "il Corriere della Sera" pubblicò, nel marzo 1968, un'inchiesta sul nuovo Ministero degli Esteri e sulla carriera diplomatica, intitolata "Tra le quinte della Farnesina".

Riprendiamo qui uno dei quattro articoli di tale inchiesta, dal titolo eloquente, anche se un po' in contraddizione con quanto affermato dall'articolo stesso: La diplomazia è una casta.

 Vi si legge, infatti: "[...] non è affatto giusta l'accusa di castismo che si muove alla Farnesina". "Dal 1949 al 1962 sono entrati in carriera 214 diplomatici le cui professioni paterne erano: funzionari (50), liberi professionisti (50), militari (24), impiegati (18), professori (12), benestanti (20), industriali (10), commercianti (8), parlamentari (7), giornalisti (3), magistrati (3). Sul totale dei 214 diplomatici, pertanto, solo 59 appartenevano alla casta burocratica, e non necessariamente diplomatici".

L'articolo ci fornisce altre notizie interessanti, innanzitutto lo scarso appeal della carriera per tutti i primi due decenni dell'Italia repubblicana, tradottosi in una "crisi delle vocazioni diplomatiche che tra il 1951 e il 1964 offriva meno aspiranti di quanti fossero i posti a disposizione, o il numero dei concorrenti era troppo limitato per consentire una buona selezione". Una crisi in via di superamento solo a metà degli anni Sessanta, quando il numero delle domande per il concorso diplomatico passò dalle 127 del 1961 alle 218 del 1965.