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Tripoli, attacco ai diplomatici italiani: una bomba sotto l'auto dell'ambasciata
di Vincenzo Nigro
la Repubblica
12 giugno 2013

La sequenza degli attentati e delle intimidazioni contro le ambasciate occidentali in Libia continua. E questa volta, dopo l'assalto all'auto del console italiano a Bengasi in gennaio, nel mirino sono finiti un autista e un diplomatico in servizio a Tripoli.

Ieri pomeriggio una bomba piazzata sotto un'auto dell'ambasciata d'Italia è esplosa devastando la vettura, ma senza colpire nessuno: grazie all'accortezza dell'autista, l'ordigno non ha colpito i due italiani che stavano per risalire sulla Toyota Previa. Il dipendente della Farnesina M.C., prima di avvicinarsi all'auto si è accorto che c'era qualcosa sotto il bagagliaio e si è allontanato assieme al diplomatico che stava scortando.

L'auto aveva la regolare "targa rossa" che in Libia contraddistingue le vetture del corpo diplomatico ed era stata parcheggiata da poco nella zona di Zawiat Al-Dahmani. Da settimane l'ambasciatore Giuseppe Buccino e anche gli altri diplomatici utilizzano una delle vetture blindate di cui l'ambasciata è stata dotata da quando nel settembre del 2012 è stato attaccato il consolato americano a Bengasi. Ma ieri le blindate erano in manutenzione, e fra l'altro girare di giorno per le strade di Tripoli non è mai stato considerato un problema per gli italiani che lavorano in ambasciata. Ieri i due italiani avevano a disposizione una Toyota Previa, una delle vetture in vendita sul mercato tripolino: ritornando verso la Toyota, l'autista ha visto qualcosa di strano, un filo elettrico. Assieme al diplomatico si è allontanato, ha avvertito la polizia e ha fatto sgombrare la strada, bloccando il passaggio dei civili.

Pochi minuti, e la bomba è esplosa, danneggiando seriamente la Toyota: sicuramente i due italiani avrebbero subito gravi conseguenze se fossero stati all'interno della vettura al momento dell'esplosione. La polizia parla di una piccola carica con esplosivo alla gelatina, del tipo che viene utilizzato a Tripoli per pescare in mare con le bombe o nei cantieri edili. L'ambasciatore Buccino non ha fatto commenti, ma fonti dell'ambasciata d'Italia inseriscono questa esplosione nella serie continua di intimidazioni che ormai anche a Tripoli (oltre che a Bengasi) sono state messe a segno contro le ambasciate dei paesi occidentali più vicini alla rivoluzione. Il 23 aprile una autobomba molto più potente aveva semi-distrutto l'ambasciata di Francia, mentre nel settembre dell'anno scorso un assalto al consolato americano a Bengasi era culminato con l'uccisione di 4 diplomatici, fra cui l'ambasciatore Chris Stevens.