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Assemblea Generale Ordinaria
21 febbraio 2013

Trascrizione dei lavori

 

Enrico De Agostini – Presidente SNDMAE        Benvenuti a questa Assemblea Generale Ordinaria del SNDMAE, caratterizzata principalmente da adempimenti burocratici e poi sarà seguita dalla proiezione del documentario “L’Italia fuori d’Italia” e dal successivo dibattito. Come di consueto, propongo di eleggere uno dei nostri soci più illustri a Presidente dell’Assemblea. E proporrei l’Ambasciatore Terracciano, qui presente. (applausi)
Per acclamazione.

Pasquale Q. Terracciano – Presidente dell’Assemblea           Benissimo. Allora, ringrazio il nostro Presidente per avermi dato il privilegio di presiedere questa Assemblea straordinaria e passerei allora agli adempimenti formali. All’Ordine del giorno abbiamo innanzitutto una modifica dello Statuto. Darei allora ad Enrico la parola per illustrare le modifiche di cui si tratta.

De Agostini  Grazie Quito. Si tratta in sostanza del superamento della figura del Segretario Sezionale. Non ha più senso nelle varie Ambasciate avere una persona che spesso rappresenta solo se stessa o se stessa e un altro collega. D’altra parte l'evoluzione dei mezzi di comunicazione è stata tale che essa ci consente di avere dei raggruppamenti più estesi. D’altra parte, quando ci troviamo all’estero, spesso abbiamo delle esigenze peculiari che è importante rappresentare al Consiglio ed è anche importante dare a chi ha più interesse a farlo la opportunità di impegnarsi all’interno del Consiglio anche se si trova all’estero. Ecco questo è il motivo che ha indotto il Consiglio nella sua prima riunione, il nuovo Consiglio che presiedo, a proporre questa modifica statutaria.
La modifica statutaria si sostanzia nell’istituzione appunto di Rappresentanti di Area che possono partecipare alle riunioni del Consiglio con cadenza trimestrale via teleconferenza. "Teleconferenza" non vuol dire per forza "videoconferenza", vuol dire che possono sentirsi via audio o via video con gli altri membri del Consiglio in riunione plenaria, e quindi interagire sulle varie tematiche. L’articolo che andiamo a modificare è l’art. 24, ve ne do lettura:

“I Soci in servizio all’estero costituiscono Sezioni periferiche del Sindacato presso ciascuna delle seguenti aree geografiche...", ...la ripartizione che abbiamo scelto è una ripartizione che segue non solo un equilibrio geografico, ma anche un equilibrio dal punto di vista dei soci presenti in queste aree, in modo da dare più o meno 30-40 soci da rappresentare a ciascuno dei Rappresentanti di Area. Quindi sono: "Europa occidentale...", che è il raggruppamento che ha il maggior numero di soci, “...Europa Orientale; America Settentrionale; America Latina; Africa; Asia e Oceania. Annualmente e comunque dopo l'entrata in carica del nuovo Consiglio sindacale, i Soci di ciascuna di queste Aree designano, con modalità stabilite in accordo con il Consiglio stesso, un proprio Consigliere Rappresentante di Area...", cioè vengono eletti direttamente dalle loro circoscrizioni... "Questi è inoltre abilitato a partecipare, con diritto di voto, al Consiglio Ordinario allargato alla partecipazione dei Consiglieri Rappresentanti di Area, da tenersi ogni tre mesi nel formato di teleconferenza. In particolare, il Consigliere Rappresentante di Area provvede a promuovere tra i membri della Sezione la discussione sindacale, formula proposte in ordine alle esigenze specifiche della propria Area geografica di servizio, contribuisce alla formulazione di proposte da parte degli organi collegiali del Sindacato."

Ecco questa, più o meno, è la modifica di Statuto che si propone. Naturalmente, in altre parti dello Statuto essa comporta delle piccole modifiche che non vi sto a tediare leggendo. E’ aperto il dibattito sulla modifica.

Terracciano   Ci sono osservazioni? Giovanni…

Giovanni Brauzzi     (non si sente) ...problemi di fuso orario...

De Agostini  E’ un'ottima osservazione, ci penseremo… insomma… speriamo che il Rappresentante dell’America del Nord sia nella East Coast piuttosto che nella West Coast e che quello dell'Asia non sia a Sidney anziché a Mumbai… ma insomma… Chiaro, ci son sicuramente... andiamo a fare questa modifica, poi sperimenteremo il primo anno come va e poi… c’era anche chi sul Forum aveva proposto di concepire dei raggruppamenti tematici piuttosto che geografici. Quello che mi son sentito di rispondergli è: partiamo con questi geografici, perché è più semplice concepirlo in questo momento, poi se ci saranno delle particolari esigenze tematiche possiamo anche cambiare in un successivo momento la ripartizione delle cariche, però intanto il principio mi sembra importante affermarlo.

Terracciano   Altre richieste di intervento? No… allora credo che possiamo dare per approvate le modifiche dello Statuto? Ok. Approvate le modifiche dello Statuto, che erano il punto numero 1 dell'Ordine del giorno, possiamo passare al punto 2, che è Discussione e approvazione del bilancio consuntivo 2012 e del bilancio preventivo 2013. Darei di nuovo al Presidente la parola su entrambi i punti.

De Agostini  Grazie. Sul bilancio consuntivo e su quello preventivo si è espressa già la Commissione di vigilanza del SNDMAE, presieduta da Alberto Cutillo. Vi do lettura, quindi, del suo verbale:

“La Commissione diVigilanza del SNDMAE, composta dal Min. Plen. Alberto Cutillo (Presidente), il Cons. Leg. Ugo Ciarlatani e il Cons. Leg. Pietro Tombaccini, ha esaminato, in data 19.2.2013, i rendiconti consuntivo 2012 e preventivo 2013 e li ha ritenuti congrui.
Anche alla luce delle osservazioni formulate dalla Commissione in occasione della presentazione dei bilanci negli scorsi anni, la Commissione ritiene di portare all'attenzione del Consiglio e dell’Assemblea deiSoci le seguenti considerazioni.

  1. Il bilancio consuntivo 2012 registra un’eccedenza delle uscite rispetto alle entrate per circa 8.000 euro. Questo risultato è dovuto peraltro ad un’uscita imprevista per versamenti di arretrati al TFR riferiti al 2010, per oltre 16.000 Euro. Nell’invitare alla massima attenzione nel corretto versamento delle quote TFR, la Commissione rileva che, al netto di tale uscita non imputabile all’anno in esame, il saldo tra le entrate e le uscite sarebbe stato attivo per circa 8.000 euro.
  2. La Commissione ha preso nota anche dell’imponente mobilitazione di solidarietà a seguito del terremoto che ha colpito il Nord Italia, tradottasi in versamenti dei soci per quasi 100.000 euro. A tale entrata straordinaria corrisponde un’uscita per il medesimo importo; essa pertanto non assume rilevanza ai fini della gestione economica del Sindacato. Tale attività, riconducibile alla previsione di cui all’art.42 dello Statuto, ha comportato tuttavia oneri di natura organizzativa, riportati in bilancio per 3.113,34 euro.
  3. Il bilancio preventivo 2013 prefigura un saldo in leggero attivo per circa 2.400 euro, con entrate ed uscite ordinarie sostanzialmente stabili. Anche a seguito di avvicendamenti nel personale di segreteria, le spese di personale - che contano per due terzi dell’intero bilancio – risultano tuttavia in sensibile crescita, anche al netto delle movimentazioni eccezionali legate al TFR nei due anni in esame. In particolare, la sola voce delle retribuzioni nette passa da 87.000 a 95.000 euro, in aumento di circa il 9%. La commissione ritiene pertanto opportuno richiamare nuovamente l’attenzione su di un attento monitoraggio di tale voce di spesa. 

Nel complesso, la Commissione ritiene che i bilanci in esame realizzino un sostanziale equilibrio tra entrate ed uscite, indice di una corretta e prudente gestione delle risorse.”

Un’osservazione riguardo alle uscite relative alle spese di personale. Sì è vero, sono aumentate, ma sono aumentate perché c'è stato un avvicendamento all'interno della Segreteria, e sono aumentate perché abbiamo deciso di aumentare un pochino gli stipendi dei nostri dipendenti che erano fermi da molto tempo. Personalmente non ritengo congruo che un assistente come Giorgio Borniquez, che è con noi da oltre 15-20 anni, non ricordo, e che svolge veramente, ve lo certifico, un lavoro eccezionale, non ritengo congruo che il suo stipendio sia di molto inferiore a quello di un Segretario di legazione. E quindi ho ritenuto opportuno, abbiamo ritenuto opportuno come Consiglio, di portarlo a XXXX euro al mese, non mi sembra una spesa incongrua rispetto al ruolo svolto. Così come abbiamo leggermente aumentato gli stipendi del personale di Segreteria che veramente si sono impegnati moltissimo e che hanno ottenuto dei risultati veramente importanti e che portano una professionalità piuttosto elevata. Quindi accogliamo i suggerimenti formulati dalla Commissione di vigilanza, però con la premessa che in ogni caso il preventivo prevede un pareggio di bilanci, anzi un leggero attivo alla fine dell’esercizio, ci sentiamo di continuare su questa strada se siete d’accordo. E qui chiudo perché non ho altro da dire sui bilanci.

Terracciano   Ci sono osservazioni? Richieste di intervento sul bilancio consuntivo e preventivo?
Allora possiamo darli per approvati, direi, sia l’uno che l’altro. Passerei quindi al punto successivo, che numero 3 è Elezione dei membri della Commissione di Vigilanza. Abbiamo candidature?

De Agostini  Grazie Presidente. Sì il Consiglio pensava… non so se sia corretto dire che sia il Consiglio che pensa a queste candidature... ma comunque, ci sono sul tavolo delle candidature per la Commissione di vigilanza… come Presidente a sostituzione del partito Alberto Cutillo noi proporremmo il Ministro Plenipotenziario Vittorio Sandalli (applausi). Eletto Vittorio Sandalli… e la conferma dei membri, Consiglieri Ugo Ciarlatani e Pietro Tombaccini (applausi).

Terracciano   Benissimo. Possiamo passare al punto 4, Nomina dei Membri della Commissione Elettorale. E immagino che il Consiglio pensante anche qui avrà pensato ad alcuni nomi da proporre...

 

De Agostini Per la Commissione Elettorale abbiamo anche qui degli illustri candidati… come Presidente proporrei Antonio Verde (applausi) e come scrutatori Filippo Lonardo e Tommaso d’Ercole (applausi).

Terracciano   Ci sono varie ed eventuali? Tu ne hai Presidente?

De Agostini No.

Terracciano   Varie ed eventuali da parte dell'Assemblea? No. Allora direi che questa parte formale si può chiudere qui. Possiamo ora passare invece all’occasione speciale, che ci viene data dalla proiezione del documentario "L'Italia fuori d'Italia" e poi al seguente dibattito su immagine e comunicazione.

De Agostini Sì, grazie. La proiezione del documentario è prevista per le ore 15.30. Così come è previsto per le 15.30 l'arrivo dei colleghi, quindi del Segretario Generale, del Sottosegretario Dassù, dei vari DD.GG. che hanno dato la loro adesione e, credo, di molti alti colleghi che sono impegnati in questo momento in un altro… in una conferenza, una conversazione organizzata dalla UAP, per le 14.45. Ma hanno assicurato che per quell'ora saranno in aula. Quindi forse, mi permette, proporrei di fare una piccola pausa.

Terracciano   Facciamo una pausa di circa mezz’ora e riprendiamo alle 15.30.

(Pausa)

Terracciano   Bene. Allora voglio salutare il sottosegretario Dassù che ci ha raggiunto in questa Assemblea straordinaria, il Segretario Generale, il Vice Segretario Generale, i DD.GG., il Capo di Gabinetto e ovviamente tutti i Soci che sono venuti numerosi per assistere alla proiezione del documentario "L'Italia fuori d'Italia", al quale seguirà, come nelle migliori tradizioni, un dibattito. Però ovviamente non è... certo, però non si tratta, il Presidente ci assicura che non c'è nessuna somiglianza con la "Corazzata Potëmkin", quindi i commenti di un certo tipo non sono ammessi.

De Agostini In effetti, se avessimo tentato di fare un documentario che si occupasse soltanto dei diplomatici, delle Ambasciate, dei Consolati, avremmo fatto esattamente la "Corazzata Potëmkin". L’operazione che si vuole tentare con questo documentario è proprio quella di rendere "televisibile" il nostro lavoro attraverso il veicolo della storia delle comunità italiane nel mondo e della loro attualità. Quindi quello che fa il diplomatico, quello che fanno le nostre strutture all'estero è un po’ il sottoprodotto, il meta-messaggio della storia che si narra. Altrimenti sarebbe stata una cosa "barbosissima" che non sarebbe mai stato trasmessa da nessuno.
Questa è una puntata pilota, una puntata che tende a sottolineare quali sono le potenzialità di una serie che noi auspichiamo che sia prodotta. La puntata pilota è sulla comunità italiana in Sud Africa, si chiama "L'Italia in Sud Africa", però naturalmente l’auspicio è che essa venga poi riprodotta in diversi Paesi del mondo. Ora voi capite che in diversi Paesi del mondo noi abbiamo non solo diverse storie di diverse comunità, ovvero diverse tipologie di connazionali, ma anche abbiamo diverse tipologie di nostro lavoro. Quindi in una sede noi potremmo mettere l'accento più su di una certa specificità della nostra professione, in un’altra su di un altro settore, ecc. ecc. Questo è nelle intenzioni dell'autore, un veicolo - diciamo così - che poi flessibilmente si può adattare alle diverse realtà che andiamo a rappresentare. Ma senza indugiare oltre sulle presentazioni, prego la regia di mettere in onda “l’Italia fuori d’Italia”.

 

(video)

 

Terracciano   Bene, innanzi tutto mi complimento con Enrico… non sapevo che avevamo un concorrente di Piero Angela tra noi, che si muove con grande disinvoltura, con questa feluca post moderna che porta in giro… comunque credo che sia un modo per partire con una riflessione su comunicazione e immagine, molto interessante. Io, per introdurre il dibattito, mi limiterò ad alcune considerazioni… così… preliminari… basate anche sull’esperienza che ho fatto quando ebbi l’onore di succedere a Michele Valensise come capo del Servizio stampa e informazione, come si chiamava allora. Io direi che la riflessione potrebbe abbracciare tre punti distinti.
Il primo è la comunicazione individuale, quella che facciamo ognuno di noi o che fa ogni singolo ufficio a Roma o all’estero. È qualche cosa che oggi credo sia abbastanza naturale, intuitivo, credo che per nostra fortuna ci sia stato una sorta di mutazione genetica della carriera, per cui oggi viene spontaneo a tutti comunicare, tutti capiscono che se non si comunica quello che viene fatto ha un valore molto limitato. Una volta, quelli più anziani tra di noi, si ricorderanno che non era così, l’istinto naturale del Ministero e del funzionario tipico, era quello di nascondere le cose all’esterno, al pubblico, mantenerle in una cerchia stretta di addetti ai lavori, veniva giudicato sconveniente far sapere qualcosa fuori, la stampa era solo fonte di problemi, di pettegolezzi e cose simili. Direi che questo, fortunatamente, è un problema che abbiamo lasciato alle spalle, quindi la comunicazione individuale è ormai acquisita. Forse è il caso di continuare a mantenere una soglia di vigilanza alta sulla comunicazione anche dei collaboratori; comunica anche l’addetto allo sportello dell’ufficio passaporti, comunica l’assistente sociale, comunica il responsabile dell’ufficio commerciale, anche l’atteggiamento nei confronti del pubblico è una forma di comunicazione, cioè un modo di fare intendere che noi crediamo in un servizio al pubblico e non siamo invece depositari di un potere più o meno arcano e quindi siamo in qualche modo quelli che fanno un favore nel ricevere il concittadino, l’imprenditore o quello che sia. Quindi anche se abbiamo risolto a livello individuale il tema comunicazione individuale, dobbiamo però esercitare una vigilanza perché ciascuno di noi garantisca che anche l’usciere, anche l’ultimo degli addetti dell’ufficio di cui abbiamo una responsabilità eserciti questa comunicazione individuale.
Poi c’è la comunicazione puntuale, l’informazione. L’esempio classico è il "Viaggiare sicuri" che a suo tempo Elisabetta Belloni lanciò, quindi una comunicazione su un servizio specifico che fa il Ministero. È una comunicazione… diciamo così… di servizio, in un certo senso, perché è un modo per far conoscere all’utente, al cittadino, qualcosa che può avere nel suo stesso interesse, può ottenere dal Ministero. Io credo che sarebbe il caso di estendere questo tipo di comunicazione anche al di là del "Viaggiare sicuri"; i servizi consolari, i servizi alle imprese, sono tutte forme ovviamente in cui potremmo dare, fare di più. Ricordo nei primi anni in Spagna che negli aeroporti spagnoli c'erano dei manifesti che avevano il titolo: "Cosa può fare la tua Ambasciata per te". Ti spiegavano esattamente cosa serviva l’Ambasciata, quali erano i servizi che tu potevi aspettarti di ricevere, e che cosa invece l’Ambasciata, dovevi essere ben consapevole, non avrebbe potuto comunque fare per te.
Il terzo e ultimo punto è la comunicazione più mirata all’immagine, più indiretta, subliminale in un certo senso. Questo… il documentario è un classico esempio, incentrato sulle collettività all’estero, però ti fa capire qual è il rapporto tra la Rete consolare e delle Ambasciate e questo patrimonio che rimane, le collettività italiane all’estero. Quando ero al Servizio stampa si pensò anche a qualche cosa di più ambizioso, ed era… ovviamente sarebbe stato un prodotto un po’ nazional-popolare, quindi io stesso confesso non ero al 100% convinto, ma era l’idea di fare delle fiction e imitare quello che i carabinieri, polizia, guardia di finanza, la guardia costiera, i vigili del fuoco e così via, hanno fatto nel corso degli anni, con dei risultati di immagine niente affatto banali, eventualmente appunto ricorrendo, un pochino giocando sui sentimenti nazional-popolari, perché poi vari produttori con cui ebbi dei contatti dicevano che ovviamente poi ci dobbiamo mettere la storia d’amore, e poi ci deve essere il tradimento e cose così, che mi lasciarono un po' perplesso; però ci spiegavano che quello era il prezzo da pagare se volevamo in qualche modo proporci al grande pubblico. Quindi si pensava a fare una puntata sull’Unità di crisi, una giornata all’Unità di crisi, una battaglia all’Onu per un’elezione o per difenderci da qualche manovra, un negoziato difficilissimo nella notte a Bruxelles, cose di questo genere sempre condite poi da side effects che richiamano e tengono sveglia l’attenzione del pubblico. Questo progetto comunque naufragò perché io scoprii che in realtà i carabinieri pagano profumatamente perché vengano realizzate queste fictions, non necessariamente pagano in cash, in soldi, ma anche soprattutto danno mezzi; forniscono le macchine, le divise, operatori, danno da mangiare alla troupe e così via… insomma c’è una forma di sponsorizzazione molto pesante che noi non avevamo… non so se per fortuna o per sfortuna, perché ripeto, sono ancora io personalmente indeciso se sia una strada eventualmente utile oppure no, ma comunque non eravamo in grado di mettere insieme risorse, quindi la cosa poi ovviamente si arenò.
Comunque, ecco, credo che questi siano i filoni… di attività nel momento in cui parliamo di immagine e di comunicazione, e su questo io, con l’accordo del Presidente del nostro Sindacato aprirei il famoso dibattito… Prego, Stefano Ronca…

Stefano Ronca - Capo del Cerimoniale della Repubblica       Grazie. Innanzi tutto complimenti a Enrico per l’ottimo filmato, come tu giustamente dicevi, la diplomazia appare sotto traccia, non in modo invasivo, e questo è un tipo di messaggio utile per non apparire troppo. Io vorrei dire due parole su quello che è il problema dell’immagine della diplomazia, non soltanto in Italia. Ogni Paese ha questo problema, in realtà.
Vediamo il caso degli Stati Uniti, che è un esempio molto interessante. Con il passare degli anni, si resero conto al Dipartimento di Stato che i diplomatici erano negli anni ’90 al minimo storico nella percezione pubblica americana. Questo succedeva negli anni ’90 sotto l’amministrazione di Madeleine Albright; mentre i militari erano al massimo delle quotazioni, per le operazioni in Kuwait, i diplomatici erano considerati degli spacciatori/consumatori di pasticcini in vestito gessato, pinstriped cookie-pushers. Decisero allora di lanciare… Nick Burns era il Direttore della comunicazione... dell’informazione, di lanciare un’operazione di outreach. Questa è un’operazione che sta ancora andando avanti, noi l’abbiamo seguita molto, abbiamo recentemente fatto, con il benestare della Segreteria Generale, e la partecipazione di Luigi Vignali, l’incoraggiamento del Ministro, varie riunioni, per vedere come possiamo cercare di interpretare quello che sta avvenendo in questo grande Paese. Negli anni… perché è un’operazione che in realtà è iniziata da molti anni ma sta andando avanti: l’ultimo atto della Hilary Clinton prima di lasciare il Dipartimento di Stato il mese scorso, è stata l’inaugurazione di un Diplomacy center all’interno del Dipartimento di Stato. Un progetto di 50 milioni di dollari, in gran parte sponsorizzati dall’esterno, che ha la funzione di raccontare l’attività della diplomazia americana agli americani. Io credo che noi dovremmo riflettere, e lo abbiamo fatto recentemente in vari incontri, ad un progetto dove l’obiettivo sia duplice: sia di raggiungere l’opinione pubblica italiana per spiegare quello che noi facciamo nella Rete, sia per ricostituire dentro la "Casa" un orgoglio di appartenenza che è il presupposto perché l'operazione al di fuori abbia successo, perché se non ci crediamo prima di tutto noi stessi, non ci crederanno nemmeno gli altri. Su questo progetto abbiamo già sviluppato delle idee, io sarò felice di far pervenire tutta la documentazione che già abbiamo raccolto, a tutti coloro che sono interessati, alcune Direzioni Generali sono state già coinvolte, capisco che il problema del costo della spesa spaventi, ed è chiaro che in questo momento non si può pensare di farlo con soldi pubblici, ma Stefano Baldi, non so se c’è oggi qui, ha avuto una splendida idea, che è quella di cominciare a costituire questo Centro/Museo della diplomazia italiana, perché oso dire che l’Italia ha ben più degli Stati Uniti da raccontare nella storia della diplomazia italiana. Chi è stato incaricato di fare questo centro negli Stati Uniti è Stephen Estrada, il creatore dello Space museum a Washington, quindi non l’ultima personalità che è stata incaricata di questa operazione, e lui stesso ci ha detto che l’Italia è la madre della diplomazia moderna. Se noi andiamo indietro nella storia di 20 secoli, dalle legazioni romane attraverso gli ambasciatori veneti, la diplomazia nel Rinascimento, l’Unità d’Italia… abbiamo da raccontare moltissimo, quindi credo che potremo impostare in modo virtuale un Museo della diplomazia/Centro della diplomazia, perché questo non costa, costa soltanto mettere insieme le idee e anche il materiale, non escludendo poi che questo poi si possa realizzare anche fisicamente. Vi ho detto quando è cominciata l’operazione negli Stati Uniti, oggi il Diplomacy center, col quale io ho preso contatto quando sono stato a Washington, è all’ingresso del Dipartimento di Stato, è un edificio fisicamente costituito a Washington, e si può pensare in prospettiva, è un’operazione di lungo periodo che non deve essere legata alle persone. Il nostro problema in Italia è legato soprattutto alla sostenibilità dei progetti, il fatto poi di mandare avanti e realizzare un’idea, è questo il nostro problema, molto più che avere idee. Quindi bisognerà passarsi l’incarico, l’impegno, il testimone, e continuare ad impegnarsi in questo esercizio. Io ci credo fermamente, credo che si possa realizzare un’operazione che riguardi il pubblico a diversi livelli di interesse. Questo come Museo, diciamo, spalmato nella storia e nell’attività più recente, attuale dell’attività del Ministero degli Esteri, una parte più generica che può interessare il pubblico generico, una parte estetica che riguardi anche le Ambasciate, le residenze, l'attività del diplomatico, anche l’attività mondana, perché no?... un’attività invece più legata agli interessi dello studioso, quindi i documenti, gli accordi, quello che significa la diplomazia silenziosa e sotterranea, ma anche lì ci sono tante cose che noi possiamo mostrare e una parte più dedicata a un pubblico giovane, una parte più ‘sexy’, che può essere quella dell’Unità di crisi, della gestione delle emergenze, delle operazioni per tirar fuori dei rapiti.
Mi fermo qui, perché ci sarebbe molto da dire, ma noi abbiamo elaborato fino adesso nel gruppo che abbiamo costituito oramai da qualche mese, varie idee, e tutti coloro che sono interessati sappiano che questa documentazione è a loro disposizione. Grazie.

Terracciano   Bene, grazie Stefano, mi sembrano delle proposte molto interessanti, ma su questo voleva subito reagire il Presidente…

De Agostini  Sì… grazie ambasciatore Ronca per queste interessanti considerazioni, hai toccato un tema fondamentale, cioè quello della sostenibilità finanziaria del progetto. Tornando al nostro progetto, la sua sostenibilità finanziaria sta nel fatto che è un prodotto commerciale, e cioè una società di produzione, che non è l’ultima in Italia, che è la Videe di Pordenone, e ha nel suo portafoglio programmi come "l’Isola dei famosi", "X factor" e altre produzioni piuttosto importanti dal punto di vista commerciale, ha investito dei soldi, ci ha creduto in questa idea, e naturalmente la sostenibilità finanziaria della cosa è se riescono a vendere il prodotto commerciale che fanno a una emittente italiana, quindi RAI, Sky, quello che sia… e poi la cosa non ci riguarda, cioè non ci riguarda finanziariamente noi che siamo i promotori dell’iniziativa. Naturalmente questo non significa che alcuni pezzi, come la comunicazione istituzionale, gli spot di comunicazione istituzionale che sono attaccati a questa produzione, poi non possano già essere già finanziati dalla Presidenza del Consiglio o da altri enti di Stato.
Ma volevo toccare altri due importanti aspetti di quello che abbiamo appena visto.
Innanzitutto a portarci alla scoperta di questo mondo delle comunità italiane all’estero, è un diplomatico, già questo è un importante meta-messaggio che diamo al pubblico, già questo da solo, anche senza le interviste, se volessimo tagliare ad esempio dei pezzettini di queste interviste dove l’intervistato dice: "Quanto sono stato aiutato dal Consolato o dall’Ambasciata, l’Ambasciata ha fatto questo, il Consolato ha fatto quest’altro...", possiamo anche non mettercelo nella versione finale, già il fatto di essere associati a queste storie di successo,  basterebbe come messaggio subliminale. Tra l’altro, dare informazioni sulle comunità italiane all’estero, sulle opportunità che esse forniscono, agli italiani che stanno in Italia, è già di per sé un vantaggio per noi che operiamo con quelle comunità. Sottolineo infine la flessibilità di questo contenitore che può all’occasione essere adattato a diversi messaggi che volessimo lanciare. Questo volevo dire su quello che avete appena visto.

Terracciano   Voleva intervenire il Segretario Generale e poi Alessandro Azzoni…

Michele Valensise – Segretario Generale del MAE       Anch’io volevo fare i complimenti a Enrico; l’ultima volta che siamo stati qui, Enrico ci ha fatto una lezione a base di foglie, di alberi che qualcuno ricorderà, tanto che dicemmo che aveva delle notevoli capacità in botanica… però vedo adesso che ha delle altrettanto valide capacità in cinematografia. È veramente un bel lavoro, complimenti, è fatto con la testa e con il cuore, e mi è molto piaciuto.
Credo che abbia ragione Quito Terracciano quando dice che i tempi oggi sono veramente diversi da quelli a cui pure la nostra generazione era abituata. Io ricordo che quando entrammo in questo Ministero lo slogan era, appunto, che i diplomatici "they must be seen, not be heard", dovevano essere delle figure mute. Oggi il mondo è cambiato, le esigenze del nostro lavoro sono profondamente modificate, quindi abbiamo l’esigenza forte di comunicazione.
Un punto mi sembra importante, anche sotto il profilo sindacale: noi dobbiamo attrezzarci per imparare, tutti noi, nessuno escluso, a comunicare meglio, a comunicare in maniera più efficace, più piana, più diretta, anche più moderna, dobbiamo usare un linguaggio anche più immediatamente compatibile con la realtà, e per farlo lo dobbiamo studiare, secondo me dobbiamo  cominciare, fin dai primi anni del nostro mestiere, a confrontarci con queste esigenze… quindi, non so se c’è Stefano qui in sala, non lo vedo, ma ecco, c’è il Direttore Generale del personale e credo che sarà d’accordo con me sul fatto che è bene dedicare qualche energia, qualche riflessione a come cominciare fin da piccoli, fin da giovani a usare un microfono, a fare una dichiarazione, a tenere un discorso… quello anche fa molto parte dell’immagine della categoria, perché quando ciascuno di noi si alza ad un tavolo a Vancouver oppure a Brisbane rappresenta la diplomazia italiana, quindi parla a nome di tutti noi. Non è solamente il portavoce della Farnesina che fa immagine, ma siamo tutti noi insieme, in ogni angolo del mondo, quindi credo che come fanno anche gli altri servizi diplomatici dobbiamo anche noi attrezzarci un po’ più incisivamente. Come? Ma proprio con gli studi davanti alle telecamere, con i microfoni, anche facendo delle cose un pò più moderne, avveniristiche… che possono sembrare avveniristiche, ma che sono assolutamente in linea con quello che si fa altrove.
Una parola sul filmato, che io ho avuto il privilegio di vedere in anteprima, ma che ho rivisto volentieri…anzi la seconda volta forse lo si apprezza anche di più. C’è in atto da parte del Ministero, su impulso del ministro, una iniziativa per cercare di portare la RAI a dedicare maggiore attenzione alla programmazione sulle nostre comunità all’estero, ci sono delle comunità che sono state trascurate, sappiamo tutti la fine che ha fatto RAI International, una fine non gloriosa. C’è allora l’esigenza di raccontare meglio le comunità all’estero in Italia e di fare veder meglio anche fuori, siamo a tre giorni dalla vigilia del voto, fuori quello che è l’Italia.
Allora, forse riusciremo ad ottenere, con gli assetti nuovi, un maggiore spazio, una maggiore attenzione per le comunità italiane all’estero e per l’Italia da trasmettere all’estero. Io vedo questo come un possibile contenitore dove tentare di collocare, ne abbiamo parlato anche a quattr’occhi, dove tentare magari di collocare, se ci fosse un orientamento in questo senso, se questo dovesse essere gradito anche al Sindacato, tentare di collocare questo prodotto nell’ambito di un contenitore di programmazione in cui potrebbe inserirsi bene come documentario, come racconto di un pezzo di Italia importante, che non bisogna dimenticare e in maniera veramente subliminale, perché altrimenti si rischia davvero di fare pubblicità istituzionale, e allora si rischia lo zapping, in maniera subliminale si possono introdurre anche delle annotazioni positive su tutta la nostra gloriosa categoria, ma bisogna farlo naturalmente con molta leggerezza e molto tatto, per evitare la pubblicità corporativa che credo non farebbe bene a nessuno e non è quello di cui abbiamo bisogno. Ecco, allora, le due cose: una comunicazione affidata a ciascuno di noi, in tutte le sedi, per promuovere anche l’immagine di noi come categoria, e forse anche una comunicazione del tipo di quella molto ben realizzata da Enrico, veicolata attraverso la RAI, veicolata attraverso la rai o le televisioni, dico RAI perché è il servizio pubblico, ma non escludo altri vettori, per raggiungere un pubblico più ampio.
Grazie mille e ci rivediamo "a Porta a Porta" o in qualche altra trasmissione alla quale parteciperai. Porto il microfono al mio amico…

Alessandro Azzoni   Prima di tutto volevo fare anch’io le congratulazioni ad Enrico, perché questo Alberto Angela "de noantri" era una cosa che solo in pochi qua conoscevano… ma… ottimo il filmato, ottimo il video, lo trovo anch’io, come ha detto adesso il Segretario Generale, un ottimo contenitore e da questo punto di vista vorrei sottolineare un termine che ha usato Enrico un paio di volte e che è flessibilità.
"L’Italia fuori d’Italia" non sono solo gli emigrati, gli emigranti e le comunità, ci sono anche i Consolati Generali, ci sono tutte le attività a favore degli emigrati, a favore dei discendenti degli italiani all’estero ecc.., ma ci sono milioni di altre attività, come tutti noi sappiamo, le Ambasciate, i Consolati stessi svolgono, le Rappresentanze permanenti, quindi attenti a non legarci… mi stacco un momento da quello che è stato detto adesso, cioè a non legarci alla realtà degli italiani all’estero, cioè è una delle realtà, io non parlerei di core business o di non core business, però è una delle nostre tante attività, è inutile, non possiamo lasciare fuori quello che fa l’Ambasciata a Pechino, perché in Cina non ci sono emigranti italiani…

De Agostini  ...una delle nove puntate di cui abbiamo abbozzato il copione, riguarda proprio l’Italia in Cina…

Azzoni                   Perfetto, sempre più Alberto Angela "de noantri", anche come modo di porsi… e… l’ultima cosa volevo proprio collegarmi a quello che ha detto il Segretario Generale adesso, e cioè la necessità di imparare a comunicare, perché se siamo in un mondo che ci chiede di comunicare, e non sappiamo farlo, noi abbiamo fatto corsi dal… uno dei primi corsi era forse uno dei nostri Consiglieri che aveva fatto un esame… un corsetto di public speaking… a Torino… esatto, esatto…e parlo già di ahimè, di Consigliere di Legazione, tanti anni fa… però è importantissimo comunicare, sapere comunicare, sapere… certe volte si vedono dei colleghi, mi dispiace… io ho imparato perché sono fortunato...

De Agostini …ma no, lo sapevi sempre, anche da prima…

Azzoni          Grazie… ottima l’idea dell’ambasciatore Ronca sul Museo della diplomazia… magari si potesse fare… volentieri, sono molto interessato. Grazie.

Terracciano   Puoi passare a Elisabetta il microfono… lo aveva chiesto lei…

Elisabetta Belloni - Direttore Generale Risorse e Innovazione        Sì, prima di scendere, su suggerimento di Teresa, mi sono guardata l'intervista del Segretario Generale su Class TV, perché fa parte della comunicazione, però nel citarvi quello che aveva detto il Segretario Generale, vi ricordo che ha rivendicato il ruolo generalista che il diplomatico deve avere, per poi indurci a ritenere, ad affermare anche il ruolo di flessibilità che il diplomatico deve avere. Devo dire che tu hai applicato appieno quello che il segretario generale suggerisce, adesso sei anche regista, attore e Piero Angela o figlio di Piero Angela. Ora, il filmato è bellissimo, e dimostra in fondo, quanto, permettimi di dirlo, facile sia trasmettere dei messaggi se siamo convinti che dobbiamo trasmettere qualche messaggio.
Allora, i punti che io volevo sollevare sono questi. Certamente è fondamentale imparare a comunicare, dico soprattutto per i più giovani quanto progresso questa Casa abbia fatto… Michele, credo sia stato tu ad introdurre il briefing alla stampa qualche anno fa, ricordo io ero appena tornata dagli Stati Uniti e ne parlammo in un corridoio. Quito ricordava i dibattiti che facevamo in un momento in cui cambiò un po’ la comunicazione all’Unità di crisi e ricordo benissimo quando Quito mi propose timidamente l’idea di una fiction sull’Unità di crisi, e le sue perplessità vennero direi, forse, aumentate nel momento in cui mi confessò che l’idea era quella di una fiction in cui c’era una donna a capo dell’Unità di crisi, bionda, che poi si innamorava del rapito e qualcosa del genere… al che gli dissi: "Quito, non ti azzardare a farlo finché io sono ancora all’Unità di crisi". Dico questo solo per dirvi che il progresso è stato immenso, Quito si ricorda bene quanto abbiamo combattuto, tu dalla tua parte e io dalla mia, per convincere alcuni Ambasciatori che si opponevano a che da Roma venisse data l’autorizzazione ai giovani a parlare con i giornalisti che giravano nelle sedi dove avvenivano stragi piuttosto che rapimenti e quant’altro. Oggi tutto questo lo diamo per acquisito, quindi un progresso enorme che è stato fatto negli ultimi anni nella nostra Amministrazione; un progresso che però ha trascurato uno: la formazione in questo settore. Bisogna saper comunicare, perché comunicare male è forse più pericoloso che non comunicare affatto, ma poi soprattutto prima credo fare una riflessione su cosa vogliamo comunicare. Il cosa è fondamentale, proprio per il fatto che noi siamo dei generalisti, che abbiamo una gamma così ampia di attività che svolgiamo, con gli interlocutori con i quali ci interfacciamo continuamente, in realtà ci offre un campo così ampio di cose da comunicare che noi spesso sottovalutiamo… dalla mensa che è stata ristrutturata, ne parlavamo oggi nello staff-meeting, fino alle alte riunioni sulla Siria piuttosto che altri eventi politici. Quindi abbiamo un bacino enorme di cose da comunicare che spesso però non riusciamo a sintetizzare, e questo è l’altro elemento che volevo ricordare. Nell’imparare a comunicare, dopo aver identificato il cosa, dobbiamo avere il coraggio di scegliere le priorità che vogliamo trasmettere, altra cosa che spesso trascuriamo. Tutto questo implica formazione, io ricordo quando ero all’Unità di crisi, quanto i militari puntassero sull’elemento della comunicazione, facevano delle vere e proprie simulazioni, cioè attorno a un tavolo, tu fai questo, tu devi dire quest’altro e vediamo come funziona, invitavano i giornalisti a giudicare il prodotto della comunicazione da parte delle forze armate, quindi per sottolineare una volta di più che non ci si improvvisa comunicatori. Il corso di Torino, che è venuto fuori e poi rispondo un pochino anche al segretario generale di fare formazione, è un corso eccellente, per coloro che come me lo hanno fatto …devo dire sono grata all’amministrazione per avermi dato questa occasione, perché poi all’atto pratico mi è servito moltissimo. Potremmo, e certamente ne parlerò anche con Stefano, provare a replicarlo a Roma per una gamma il più ampio possibile di colleghi, ma direi anche che quello che serve è forse una maggiore consapevolezza da parte di ciascuno di noi, negli uffici a Roma piuttosto che all’estero, nell’identificare quelle priorità che sinteticamente devono essere trasmesse al nostro Servizio stampa affinché poi dopo parta una macchina che mette in moto il meccanismo di comunicazione. Io sono ancora oggi stupita di come poco io stessa, che credo di avere sensibilità su questo tema, mi svegli dopo mesi dicendo :’’Ah, quella cosa l'avremmo potuta valorizzare trasmettendola al Servizio stampa", che è sempre disponibile, per poi dopo uscire attraverso interviste, filmati e quant’altro. Quindi rinnovo la disponibilità, ci lavoreremo e speriamo che col prossimo corso pre-posting si possa fare qualcosa su questa platea.

Terracciano   In ordine, Pier Francesco Sacco, Francesco Fransoni e Paolo Casardi. Vorrei però adesso, prima di dare la parola a Pier Francesco, ricordarvi che sarebbe utile trarre da questa Assemblea qualche indicazione sulla operatività, sulla fattibilità di un progetto come questo, che al contrario di quello di cui mi occupai io svariati anni fa, non è un progetto che costa molto, quindi è una cosa probabilmente più facilmente realizzabile e anche eventualmente se ci sono idee su esempi mutuati al caso di "Viaggiare sicuri", se ci sono delle comunicazioni di servizio, chiamiamole così, applicabili a quel modello lì, che si possono immaginare, poi, avendo fatto tutto il percorso a ritroso il primo punto mi pare che è una cosa acquisita, la comunicazione individuale l’abbiamo in qualche modo assimilata nei nostri geni, ricordo però, e passo la parola a Pier Francesco Sacco che il più grande comunicatore, il Console Generale più abile nella comunicazione, più versatile anche nel discorso pubblico, può vedere poi la sua immagine distrutta da un impiegato scostumato che nel contatto col pubblico fa esattamente il contrario di quello che magari il Console Generale ha cercato di fare per mesi. Pierfrancesco…

 

Pier Francesco Sacco        Grazie. Due osservazioni. La prima su… diciamo gli obiettivi strategici da comunicare, da raggiungere attraverso la comunicazione, sui messaggi. Io penso, ad esempio, al tema… a cosa serve il Ministero degli Esteri, la diplomazia, i diplomatici? La Conferenza degli Ambasciatori del dicembre scorso secondo me è stata una occasione non del tutto sfruttata e valorizzata dal punto di vista della comunicazione istituzionale del nostro Ministero, perché noi andiamo a dire come un evento come quello, congegnato con quel concept dietro, la diplomazia serve per la crescita del Paese, per far crescere il paese, io credo che noi dovremmo…io su questo progetto di comunicazione audiovisiva sono assolutamente favorevole, ad andare sulla televisione sono d’accordissimo, mi sembra un’idea magnifica, però io penso che una strategia di comunicazione della diplomazia, del Ministero, dovrebbe cercare di mettere a fuoco due, tre, massimo quattro grandi nuclei tematici, per esempio noi serviamo per la crescita del Paese e declinarlo poi in una serie di cose concrete come si è cercato di fare, io credo, dal punto di vista dei contenuti con un certo successo nella conferenza degli ambasciatori di dicembre: un tema specifico, la crescita, che è quello che oggi il paese maggiormente agogna e di cui ha bisogno.
La seconda osservazione riprende quest’ultimo punto che ha ricordato di nuovo Quito. Io vengo qui da delle conversazioni in biblioteca che abbiamo fatto, l’ultima con Mario Moretti Polegato. "Mister Geox" mi ha colpito perché ha fatto riferimento al Ministero degli Esteri, alle Ambasciate e ai Consolati, non ai diplomatici italiani, e ha fatto capire chiaramente come per un uomo d’impresa, che gira il mondo come una trottola come lui, quello che conta è il Ministero, la proiezione del Ministero, la capacità del Ministero di sostenere le imprese e le Ambasciate, e i Consolati e gli uffici… non i capi degli uffici e basta. E quindi è fondamentale, io spero, mi auguro anche dal punto di vista della formazione, che è stato toccato da ultimo, che non solo noi siamo, magari ciascuno a un determinato livello, ma che tutto il personale di questo Ministero, che poi si troverà a stare allo sportello del Consolato o all’ufficio informazioni dell’Ambasciata, abbia una capacità e una formazione in campo comunicativo.

Terracciano   Francesco Fransoni...

Francesco Fransoni – Consigliere SNDMAE      Grazie. Come diceva Stefano Ronca, gli americani venti anni fa si sono accorti che avevano un problema di immagine al Dipartimento di Stato, noi ce ne siamo accorti forse un pochino più tardi, ma il problema ce lo abbiamo e ce lo hanno  tutti questo tipo di problema, perché in generale le Pubbliche Amministrazioni non sono particolarmente popolari e simpatiche nell’immaginario collettivo. Noi non siamo medici che salviamo la vita alla gente, non siamo avvocati che tiriamo fuori dalla galera gli innocenti, non siamo commissari che scopriamo il cattivo. Il diplomatico è un tipo, ecco il discorso della fiction, che si presta molto poco a questo tipo di operazione, perché non abbiamo questo tipo di situazione. Se voi chiedete in giro, sicuramente vi sarà capitato mille volte, anche a persone istruite, che cosa facciamo noi, la risposta spesso è lo sguardo glauco, cioè che cosa diavolo fa un’Ambasciata in un certo posto, a Washington forse se lo immaginano, ma in tanti altri posti, dicono ma, sì, veramente, non so, boh, che cosa fate in effetti? Si, gli italiani… ecco, attenzione anche al discorso degli italiani, è affascinante il discorso della comunità italiana in Sud Africa, di cui io non sapevo assolutamente nulla, però attenzione, perché per quanto riguarda certi casi, la cosa può essere controproducente. Voi sapete tutti lo stato dei nostri servizi consolari in molti posti, e molto spesso la cancelleria consolare è la parte povera di una cancelleria già povera molto spesso di suo, quindi attenzione a questo tipo di discorso.
Quindi abbiamo un problema di immagine come ce lo hanno tutte  le pubbliche amministrazioni, in particolare in Italia per una serie di ragioni storiche, c’è un problema, che cosa fa la pubblica amministrazione e il diplomatico italiano? C’è una maggiore consapevolezza, sicuramente, rispetto a quando io sono entrato in carriera. Tutt’ora però esiste un certo articolo del DPR 18 che noi dovremo essere autorizzati per fare una intervista o per fare un articolo, per scrivere qualche cosa. Disapplicato, ampiamente, perché io non lo applico da 25 anni, però c’è, andrebbe cambiato, andrebbe cambiato. Il fatto che siamo qua, praticamente lo stato maggiore del Ministero, dimostra la consapevolezza del problema, ce ne rendiamo conto tutti da un pezzo. Il discorso del public speaking alla Nato si fa da 20 anni, nei corsi dei funzionari c’è il public speaking, perché appunto il funzionario Nato si può trovare in qualsiasi circostanza, dalla Georgia al Kazakistan a dover parlare in pubblico, quindi è importante che lo sappia fare, in una lingua non sua, oltretutto. E quindi questo va introdotto anche come materia all’Istituto diplomatico, non so se ci sia già, perché sono 20 anni che io non frequento l’Istituto diplomatico, ma insomma è importante anche questo.
Altro aspetto che io ritengo essenziale, non sapevo di questo gruppo di cui parlava Stefano Ronca, sono arrivato… rientrato venerdì, però ecco, secondo me se si vuole fare un discorso professionale in materia di comunicazione, di approccio di raccontare tutte le cose che possiamo raccontare, secondo me è necessario essere affiancati da una società di professionisti… questo costa soldi…

De Agostini  Non in questo caso…

Fransoni       Sì, questo per realizzare il documentario, ma se vogliamo porci il problema di comunicare all’opinione pubblica italiana, al Parlamento, all’opinione pubblica in senso lato, che cosa fa un diplomatico, che cosa fa il Ministero degli Esteri, secondo me dovremmo rivolgerci ad una società che fa questo di mestiere, perché noi…non è il nostro mestiere, noi possiamo preparare il sito… io ho detto a Massolo alla Conferenza degli Ambasciatori: “Vorrei vederti a Porta a porta un giorno”, un Segretario Generale, o anche un Direttore dell’Emigrazione, degli italiani all’estero, qualcuno dei Direttori Generali, cioè una maggiore ancora apertura... io ho partecipato a un dibattito con Beppe Sevegnini su Italians, quando dirigevo il Centro visti, quindi maggiore proiezione, ma soprattutto l’affiancamento e la consulenza, ci vorrebbe eventualmente un contratto e quindi anche dei soldi, con una società che fa questo di professione, di marketing. Grazie.

Terracciano   Paolo Casardi, prego…

Paolo Casardi – Ispettore Generale del MAE    Grazie. Intanto mi ricollego a tutto quello che è stato detto fino a questo momento. Approvo molto l’idea di Stefano, che poi se ne parla già da parecchio tempo. Sono tutte iniziative che vanno verso quel che tu per primo vuoi significare eccetera. Però parlando un momento della controparte, cioè verso chi noi vogliamo fare un'operazione di comunicazione, all’Ispettorato, la nostra attività di vigilanza, ci siamo accorti che negli ultimi anni, negli ultimi 5 anni, le peggiori insidie per il Ministero degli Esteri, in fondo non sono veramente venute dall’opinione pubblica, cui tutte queste iniziative si rivolgerebbero, come il tuo documentario e tutte le altre, il Museo della diplomazia, che vanno tutte mantenute e vanno incoraggiate perché sono assolutamente sacrosante in un mondo in cui la comunicazione ha l’importanza che ha, però il vero pericolo per il Ministero degli Esteri negli ultimi anni è venuto, purtroppo, dalle istituzioni, cioè sono le istituzioni italiane, a partire certe volte, lo diciamo in camera charitatis pensando anche a vari anni fa, non necessariamente, ovviamente, in riferimento agli ultimissimi anni, ma certe volte lo stesso Ministro degli Esteri non era perfettamente cosciente di tutto quello che accade nella Casa e di qual è il valore della Casa. Per esempio io raramente ho sentito dire un concetto di Stefano Sacchi, che, per me, è fondamentale, che la Rete è fondamentale per la sicurezza dello Stato, che noi, al contrario di Francia, Germania, Gran Bretagna, Stati Uniti ecc.., siamo un Paese senza alcuna risorsa, e la rete è veramente veicolare per acquisire tutte quelle risorse che ci servono per essere l’ottava potenza del mondo, ammesso che lo siamo ancora. Però, ecco, è proprio verso le istituzioni che io trovo che noi manchiamo di qualche cosa, cioè avendo molti contatti, in particolare per la nostra posizione all’Ispettorato, con l’Ispettorato generale di finanza, con i funzionari del MEF, con spesso anche l’autorità politica del MEF e per parlare anche della Presidenza del Consiglio, insomma, Quito sa di che cosa stiamo parlando, anche spesso di altre amministrazioni, per non parlare del parlamento, ci rendiamo conto che in effetti c’è un forte difetto di informazione nelle istituzioni italiane nei confronti del Ministero degli Esteri. Allora, questo è un brainstorming che è appena cominciato, non dobbiamo risolvere questa sera, però vorrei pregarvi di tenere conto particolarmente di questo aspetto, cioè la comunicazione istituzionale che viene fatta da noi una volta l’anno con l’operazione in grande come la Conferenza Ambasciatori, è veramente importante, la Conferenza Ambasciatori credo che in questo senso faccia un eccellente lavoro, ma in realtà non basta, perché è un lavoro che… come si può dire?… afferma la nostra presenza nel Paese, la nostra identità, però i nostri interlocutori in realtà ancora non sanno quello che facciamo, e non sanno soprattutto qual è l’importanza della Rete, quindi dovendo parlare di oggetto della nostra comunicazione, io ritengo che l’opinione pubblica sia certamente molto importante ma non è l’unico nostro interlocutore, se pensiamo poi alla fine ai nostri interessi, perché che la facciamo a fare questa comunicazione? Serve ad affermare di più la nostra personalità, a tutelare i nostri interessi, a giustificare in fin dei conti la spesa pubblica a noi dedicata. Quindi dovremmo pensare molto seriamente a cosa fare sul piano della comunicazione istituzionale.

Terracciano   Emilia Gatto che aveva chiesto di intervenire…

Emilia Gatto – Vicepresidente DID        Oltre che a fare i complimenti ad Enrico, volevo dire che in effetti come DID questa iniziativa ci trova estremamente d’accordo, anche perché al nostro interno abbiamo avviato una riflessione proprio in questo senso, cercando di valorizzare e di comunicare il ruolo della diplomazia rosa in Italia e nel mondo, sollecitando proprio le nostre socie a raccontare il proprio vissuto, a raccogliere le proprie testimonianze, e soprattutto a raccogliere quanto è stato scritto su di noi nei vari organi di informazione e di stampa. Quindi, in sintesi, siamo ovviamente d’accordo e sosteniamo questa iniziativa e ovviamente siamo anche molto disponibili a cercare di creare delle sinergie tra le nostre due iniziative. Grazie.

Terracciano   Bene Enrico, se non ci sono altre richieste di intervento, allora forse Enrico potresti tu dirci che tipo di conclusioni hai tratto da questo dibattito, se ti senti incoraggiato, come io spero, a proseguire su questa sperimentazione…

De Agostini  Si, grazie. Ma… in teoria sì, ma molto in teoria, devo essere molto franco con voi, perché abbiamo fatto un gran parlare, e lo facciamo da molti anni, di tante iniziative che potrebbero migliorare la nostra immagine. Secondo me è il momento di passare ai fatti. Allora, io uno sforzo l’ho fatto. Ho messo in piedi questa iniziativa, che è concreta: ci sono stati molte migliaia di euro investiti da parte di una società di produzione che non è l’ultima d’Italia. Adesso, se veramente crediamo in quello che diciamo, sosteniamola; altrimenti parliamone per un’altra decina di anni. Grazie.

Terracciano   Bene, credo che con questo… sperando che non sia un messaggio di sconforto…

De Agostini Un po’ sì… devo dire.

Terracciano   Beh… sì dai va…

Teresa Castaldo – Vice Capo di Gabinetto       Non mi sembra, sinceramente, dal dibattito che c’è stato oggi, che ci sia stata un’accoglienza non attenta ed anche entusiasta da parte dello stesso Segretario Generale per questo tipo di formato comunicativo e che oltre tutto mi sembra di cogliere dagli interventi che ho avuto, che in qualche maniera ci convince molto di più rispetto a una fiction, e con tutti i problemi connessi alla storia… ai riflessi che potrebbe avere. A me sembra di cogliere, non è che voglio trarre io le conclusioni, però, dopo aver ascoltato tutti, che su questo tipo di strumento, in particolare, c’è stata una grande adesione, una grande attenzione concreta da parte dello stesso Segretario Generale che ha anche individuato una possibilità concreta di attuazione attraverso la RAI o chi sia…

De Agostini Questo è vero, sì.

Castaldo       In questo momento lui ha individuato più il canale RAI International, quindi sulle collettività… ma ne avevamo parlato anche prima, è uno strumento flessibile, e nel momento in cui assume i caratteri di un documentario può essere efficace su tutti altri scenari, perché voglio dire è un documentario che si potrà vedere su un intervento a favore delle collettività cristiane, oppure in un Paese in via di sviluppo dove abbiamo collaborato con delle ONG o con nostri progetti per particolari interventi. Possono essere appassionanti tante di queste storie, e che possono andare dritto all’obiettivo, cioè che quelli che sono poi gli utenti di questi interventi si rendano conto di quello che facciamo. Il che non esclude l’altra iniziativa; perché l’altra iniziativa è un’altra cosa che rimane fissa, il Museo, tutti la verranno a visitare… tutti avranno un processo formativo continuo rispetto a quello che noi facciamo. Io credo, se posso aggiungere una cosa, che le analisi e gli approfondimenti che il Sindacato farà o l’Amministrazione - ovviamente adesso non c’è il Segretario Generale, però potremo dirglielo - ognuno ai propri livelli, possano approfondire i diversi gradi di comunicazione, a chi si rivolgono e quindi come devono essere attagliati, come devono essere predisposti. E’ ovvio che io, se parlo con i parlamentari, dovrò usare un certo linguaggio, con quegli interlocutori, infatti lo abbiamo fatto “tac-tac”, abbiamo anche delle situazione ovviamente diverse da gestire, così lo farà il Servizio stampa, così lo faranno i nostri colleghi che hanno a che fare con gli imprenditori… con… di tutto di più… tutti dovranno comunicare. Ora non è solo un problema di formazione, che sicuramente esiste, e che va affrontato sin dall’inizio. Però noi poi ogni dibattito che facciamo concludiamo che bisogna formare la gente, poi sarà… No. Noi siamo oggi quelli già formati o quelli che devono farlo, siamo in grado di farlo, dobbiamo imparare a farlo, oggi senza aspettare questo tipo di comunicazione… dovremo approfondire come, a seconda degli interlocutori finali che abbiamo, con le maggiori e numerose, spero, iniziative, da quella del Museo a quella dei documentari, a quella che ciascuno di noi, come diceva Quito, lo faccia con gli interlocutori del proprio ufficio o, se sono all’estero, controllando che tutti lo facciano allo stesso modo, perché è un lavoro di squadra, continuo. Io veramente, sinceramente, vorrei dire che la sensazione che ho avuto è una sensazione molto positiva e anche concreta ed è per questo che volevo concludere non sulle solite note del solo futuro. Il futuro va migliorato con tutti gli strumenti… ma oggi mi sembra che già oggi ci possiamo pensare in maniera più concreta.

Terracciano   Teresa, grazie. Hai fatto molto bene… credo allora che possiamo concludere. Un incoraggiamento ad Enrico… il bicchiere e senza dubbio mezzo pieno e il contenuto, a quanto pare è di gradimento di tutti i nostri colleghi. Grazie. Grazie a voi.