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Farnesina, tagli per le feluche
04 aprile 2014

Umberto De Giovannangeli - "l'Unità", 4 aprile 2014

Dimagrire razionalizzando. Fare di necessità virtù. E' la scommessa che investe la Farnesina che, nel quadro della spending review chiesta dal governo, prevede di risparmiare 108 milioni in tre anni, attraverso la "concentrazione delle nostre funzioni consolari in pochi grandi consolati circondati da una rete di strutture periferiche più leggere con ampia utilizzazione di risorse reperibili in loco". Ad annunciarlo è la ministra degli Esteri, Federica Mogherini, nel corso di un'audizione davanti alle commissioni Esteri di Camera e Senato.

Il Piano

Soldi "che non andranno persi, ma messi a bilancio per il taglio del cuneo fiscale". Tra questi, anche una revisione (al ribasso) degli stipendi per il personale all'estero. I tagli di 108 milioni non saranno lineari. Per garantire al meglio i servizi diplomatici poi, spiega ai giornalisti e alle agenzie stampa Mogherini, "si può prevedere di concentrarli in hub per macroaree, valorizzare nuove forme di collaborazione con i patronati e con l'Unione Europea, per investire in nuove aree strategiche ma anche nella sicurezza". Per il prossimo triennio, aggiunge la ministra degli Esteri, "la Farnesina ha messo a punto o un pacchetto di riforme che parte da un risparmio dai 16 milioni di quest'anno, 40 nel 2015 fino ai 52 milioni nel 2016, per un totale di 108 milioni" che si concentra in particolare "sulla riorganizzazione della rete diplomatica e culturale, sul contributo a enti e organismi internazionali, sul patrimonio immobiliare all'estero e sulla revisione del trattamento economico all'estero".

Snellire (la spesa) non vuol dire smantellare il sistema-Italia nel mondo. "Confermo - rimarca ancora la ministra degli Esteri - che siamo profondamente convinti della necessità, cominciando dall'Europa, di attualizzare l'assetto della nostra organizzazione consolare, ipotizzando la concentrazione delle nostre funzioni consolari in pochi grandi consolati circondati da una rete di strutture periferiche più leggere con ampia utilizzazione di risorse reperibili in loco". "Partiamo dall'assunto - ha voluto sottolineare Mogherini - che un'efficace azione di politica estera presuppone una macchina dotata di adeguate risorse umane e finanziarie, consapevoli che la politica estera per noi è un investimento e non lusso, ma anche che la Farnesina sta vivendo la sfida di affrontare con risorse già ridotte impegni internazionali complessi e crescenti".

In quest'ottica, la Farnesina non è all'anno zero nei tagli. "I recenti tagli di organico e di bilancio in un quadro di revisione della spesa pubblica che ha colpito tutte le amministrazioni hanno già inciso sul funzionamento della macchina", ha aggiunto ricordando che rispetto al 2008 il bilancio del MAE ha subito una riduzione del 25%. "Tra le amministrazioni la Farnesina è una delle meno costose sia in termini nazionali - il bilancio della Farnesina è lo 0,2% di quello statale - e sia e soprattutto rispetto a quanto investono altri paesi europei nella politica estera: cito due dati, la Francia dedica l'1,8%, la Germania l'1,1%". La Farnesina ha quindi già contribuito a esercizi di revisione della spesa pubblica negli ultimi anni rideterminando la pianta organica, con il 20 per cento di diplomatici e 10% nelle aree funzionali in meno e nelle ultime settimane intervenendo sulla rete estera".

La sfida della razionalizzazione-dimagrimento è accolta anche dallo SNDMAE, il più rappresentativo sindacato dei diplomatici. Raccolta e rilanciata nell'ottica di passare dalla spending review a una "RiFarnesina", una riforma organica del nostro sistema diplomatico. Così annota il segretario uscente dello SNDMAE, l'ambasciatore Enrico De Agostini: "Credo che l'elemento che più caratterizza il programma di RiFarnesina, quello che lo rende davvero ambizioso, sia la sua organicità. Il tema della gestione delle risorse umane e finanziarie viene, infatti, affrontato in maniera per quanto possibile onnicomprensiva, evitando l'errore commesso fin troppe volte di riformare un aspetto della gestione delle risorse, senza toccare il contesto più ampio. Inoltre, per la prima volta si affrontano i problemi di gestione dell'intera amministrazione partendo dalle esigenze delle nostre sedi all'estero, che sono la nostra ricchezza, la nostra peculiarità. Per la prima volta, insomma, si tenta di raddrizzare l'albero che è rovesciato".

Nella convinzione che "o si compiono scelte riguardo alle priorità e se ne fa seguire una coerente politica di distribuzione delle risorse sulle Reti Diplomatica e Consolare, o si rischia l'inefficacia ovunque. O si cambiano le regole di gestione o tagliare non serve nemmeno a risparmiare". Tagliare, ma non solo.