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Gli ambasciatori fan bene all'economia
di Gianni Castellaneta
"Libero"
18 giugno 2014

A cosa servono i diplomatici oggi? Perché un giovane dovrebbe sobbarcarsi anni di studio e affrontare un concorso tra i più duri pur di avviare una carriera diplomatica? Domande dirette, quelle affrontate ieri a Milano a Palazzo Clerici in un convegno dall'ISPI. Agli occhi del sottoscritto si tratta di una domanda che la dice lunga sullo spazio occupato dalle feluche di tutto il mondo nell'immaginario comune. A cosa serve - questo il ritornello che incalza il popolo della Farnesina - un corpo diplomatico in piena globalizzazione, quando le distanze non sono più incolmabili e molti temi non sono più il dominio esclusivo di corpi scelti se non addirittura di caste?

Chi scrive ha trascorso una larghissima parte della propria vita con addosso la casacca della diplomazia, e ovviamente ha avuto modo di raccogliere ogni sorta di barzellette e aneddoti curiosi sugli ambasciatori. Alcuni sono affascinanti, come le pagine del grande giurista Luciano Vandelli che nel suo "Carte e scartoffie" individua nei diplomatici scrittori dalle penne spesso affilate e talentuose.

A mio avviso l'accusa più bruciante che viene rivolta alle feluche di casa nostra non è lo spirito di casta (in parte comprensibile per chi compie un percorso così singolare) né la vanità (pochi i riscontri reali), ma l'incapacità di supportare la proiezione economica di un Paese che vive di export. Ebbene, anche se la "conversione" non è sempre stata rapida né semplice, posso testimoniare che le feluche sono diventate un riferimento prezioso per le imprese italiane, e che le presunte capacità di giocoliere con coppe da champagne e pasticcini non c'entrano niente.

In soccorso dei diplomatici arriva la natura "generalista", il saper combinare economia, diritto e politica e sintetizzare rapidamente situazioni complesse. Molte imprese hanno ambasciatori ai propri vertici e sarebbe sbagliato pensare a premi alla carriera o a comode sinecure: tutt'altro! Altre imprese apprezzano a tal punto le qualità dei diplomatici che, grazie alla legge Frattini che consente distacchi di diplomatici presso imprese private, hanno incluso molti diplomatici tra le proprie fila. Il rischio, se proprio vogliamo, è che l'apprezzamento sia così forte che per le feluche diventi difficile il rientro alla Farnesina. Il mancato rientro alla base vanificherebbe così l'osmosi esperienziale tra pubblico e privato, che fa tanto bene alle nostre istituzioni e consente di far circolare esperienze preziose all'interno dei palazzi governativi. Un problema che andrebbe affrontato con grande decisione, come quello, diverso, dei diplomatici che preferiscono trascorrere anni negli uffici di diretta collaborazione dei ministri anziché essere assegnati all'estero. Ma così, nell'ansia di seguire il potente di turno, perdono la possibilità di allargare i propri orizzonti. E quella, credetemi, è davvero impagabile.