notizie & comunicati
 
Comunicati e lettere
 
Ritagli di stampa
 
 
Ritagli di stampa  Ritagli di stampa
 

Bilancio a base zero per la spending review
22 aprile 2015

Ripartire ogni anno da zero, rimettendo in discussione le dotazioni finanziarie dei singoli programmi di spesa ministeriale sulla base dei costi standard. Si chiama bilancio «a base zero» e rappresenta il nemico numero uno della spesa storica (che dando di più a chi più spende finisce per premiare le amministrazioni meno virtuose) ma anche dei tagli lineari.

Il bilancio a base zero, previsto dalla legge 243/2012, è stato sperimentato l'anno scorso dal ministero degli esteri. Ad avviare la sperimentazione un ordine del giorno del parlamento (prima firmataria la senatrice ex M5S Cristina De Pietro) che individuava nella Farnesina il soggetto più adatto per testare la nuova contabilità e impegnava il governo a metterla alla prova.

Il ministero degli esteri ha applicato i nuovi criteri al capitolo di spesa relativo alla promozione della lingua italiana nel mondo, oggetto di pesanti tagli negli ultimi anni. E i risultati, a giudicare dal report del gruppo di lavoro interministeriale (Mef-Esteri) che ha relazionato alle camere, sono stati lusinghieri. Tanto che ora il bilancio a base zero è sbarcato nel Def 2015. Il Documento di economia e finanza dedica al nuovo approccio contabile (già realtà in Francia, in alcuni stati degli Usa, in Canada, Nuova Zelanda, India ed Emirati Arabi) un capitolo ad hoc nella parte relativa alla riforma della contabilità. «Che tra i tanti intenti, nel Def rientri la sperimentazione di un metodo di bilancio a base zero, che consente l'attribuzione delle risorse per i centri di spesa non più a partire dalla spesa storica, è un segnale importante da registrare», ha commentato De Pietro la quale auspica che il bilancio a base zero possa essere presto applicato alla spending review di regioni e comuni.

In un'ottica di revisione della spesa, infatti, questo nuovo approccio ridurrebbe il rischio di spese inutili e permetterebbe di andare a tagliare lì dove realmente serve e non più in maniera indiscriminata. Discorso diverso, invece, per gli investimenti a cui il bilancio a base zero non riserva per sua natura grande attenzione. Una conclusione a cui è approdato lo stesso gruppo di lavoro interministeriale. «La dimensione pluriennale degli investimenti è difficilmente conciliabile con la logica «a base zero» in cui ogni anno vengono rimesse in discussione le dotazioni finanziarie dei programmi», si legge nel report. «La metodologia sottostante il bilancio a base zero risulta più adatta a una applicazione selettiva, mirata a singoli programmi o obiettivi. In particolare, negli ambiti in cui viene richiesta la misurazione del prodotto, essa può favorire una migliore visione degli interventi finanziati, dei loro obiettivi e delle soluzioni alternative, anche a supporto di una revisione della spesa». Tagliare quindi in modo selettivo, chiedendo giustificazione delle spese fin dal primo euro («justification au premier euro» è l'espressione francese che identifica il bilancio a base zero): esattamente quanto il neo commissario alla spending review Yoram Gutgeld è chiamato a fare.