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Francesco Paolo Fulci: "Comandano in pochi ora si rinnovi"
di Vincenzo Nigro
"la Repubblica"
11 settembre 2015

Francesco Paolo Fulci, ambasciatore d'Italia all'Onu dal 1993 al 1999, lei è ricordato soprattutto per la sua battaglia contro una riforma del Consiglio di Sicurezza che includesse Germania, Giappone, Brasile e India escludendo Italia e altri. L'Onu manca di democrazia?

All'Onu il voto di ognuno conta per uno, quello di Vanuatu come quello degli Usa: ma il cuore di questa organizzazione tanto criticata ma per me ancora fondamentale, è governato da una struttura elitaria, frutto ancora dell'assetto uscito dalla Seconda guerra mondiale. Chi comanda sono i 5 paesi membri del Consiglio di Sicurezza, ed è il Consiglio di Sicurezza il luogo in cui si prendono le decisioni.

Cosa sta facendo l'Onu per rinnovarsi per cercare risolvere i problemi del mondo?

L'Onu sono i suoi paesi membri, per cui è lì che bisogna trovare l'accordo per risolvere i problemi del mondo. Certo, la sua struttura non è efficientissima, c'è un eccesso di burocratizzazione che divora ingenti finanziamenti.

Ci sono ancora troppe divergenze tra i Paesi membri?

Sì, il problema è nella capacità degli Stati di comporre le loro divergenze. L'Onu non ha un esercito, uno stato maggiore permanente per imporre la pace. Ma alle Nazioni Unite bisogna sempre ritornare per gestire la pace ritrovata. E soprattutto, nonostante le critiche e difetti, l'Onu rimane un riferimento morale oltre che politico che gli Stati non possono trascurare.