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Kabul, razzo vicino all'ambasciata italiana
di Francesco Battistini
"Corriere della Sera"
18 gennaio 2016

Fiamme nei pressi degli uffici, ferite due guardie. I talebani rivendicano. E in Iraq rapiti tre contractor americani

Un attacco al governo italiano che ha deciso di restare in Afghanistan? O un segnale alla comunità internazionale che tenta di far ripartire il dialogo? Il razzo che ieri sera è piovuto nella zona diplomatica di Kabul «poteva colpire chiunque», dicono fonti della Farnesina. Però ha colpito la Cooperazione italiana, a 200 metri dall'ambasciata. E un account twitter legato ai talebani l'ha rivendicato con chiarezza: «L'obiettivo era l'Italia». Si sono udite un paio d'esplosioni. Due guardie afghane, che facevano la sicurezza esterna, sono rimaste ferite in modo non grave. Le schegge non hanno colpito il personale presente la domenica (alla rappresentanza diplomatica in Afghanistan lavorano una sessantina fra civili e militari), corso a rifugiarsi nel bunker di sicurezza. Sono arrivati anche i pompieri, perché la sede è andata in fiamme e i normali estintori non bastavano: i danni sarebbero notevoli. Era partito anche un altro razzo, ma la polizia afghana sostiene d'averlo intercettato e distrutto.

È la seconda volta in quindici anni, da quando l'Italia è tornata a Kabul, che la nostra ambasciata viene colpita. Nel 2009 e nel 2010 ci furono anche le uccisioni di sei para della Folgore e d'un agente segreto: «Stavolta, niente lascia pensare che fossimo davvero noi l'obbiettivo - dice al telefono l'ambasciatore Luciano Pezzotti -—. Io sono sul posto, la situazione per fortuna sta tornando normale». Difficile interpretare: gli uffici italiani a Shash Darak sono vicini al comando Nato, alla residenza indiana e soprattutto alla rappresentanza spagnola, attaccata tre settimane fa. Quattro ore prima, nella vecchia chiesetta italiana che in passato è stata oggetto di qualche polemica, s'era celebrata la messa domenicale e si sa che i talebani non hanno mai gradito. Ma è lo stesso Pezzotti a escludere relazioni: «Non diamo significati ad atti che ne hanno, probabilmente, di tutt'altro tipo».

Un significato potrebbe essere la decisione italiana di rimpiazzare gli spagnoli, nel contingente Nato, restando con 900 soldati fino a dicembre. Un'altra chiave di lettura è l'appuntamento di oggi a Kabul: il Pakistan, gli Usa e la Cina provano a far sedere il governo afghano e qualche talebano moderato. Un esperimento già fallito l'estate scorsa a Islamabad, quando fu annunciata la morte del Mullah Omar e la nomina del suo successore, Mansur, per nulla amato dai gruppi rivali: gli uomini di Rasul e i durissimi di Haqqani.

Nuove tensioni anche a Baghdad, dove tre «contractor» americani sono stati rapiti nel sobborgo meridionale di Dora da miliziani che indossavano uniformi. John Kirby, del Dipartimento di Stato americano, ha confermato di essere al corrente del sequestro.