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La Russia guarda oltre le sanzioni: «Imprese, qui farete affari d'oro»
26 maggio 2016

L'ambasciatore italiano Ragaglini: tante opportunità da sfruttare

 «Le sanzioni non possono essere un alibi per dire: non mi affaccio sul mercato russo. Chi ha interesse ad un Paese da 150 milioni di consumatori, con possibilità di usarlo come piattaforma per esportare nei paesi ex sovietici, deve cogliere le occasioni che esistono proprio adesso. Ogni crisi porta anche delle opportunità, si tratta di coglierle». Così l'ambasciatore italiano in Russia, Cesare Maria Ragaglini, che a un mese dal Forum di San Pietroburgo - la Davos russa - sarà oggi a Roma per un seminario sull'Eurasia e domani a Firenze.

Ambasciatore Ragaglini, la Russia di Putin è di nuovo un player globale. Per l'Occidente è un problema o un'opportunità?

«Secondo noi è una opportunità. Siamo sempre stati sostenitori del dialogo, anche nei momenti più difficili. Abbiamo sempre pensato che un paese così grande, così importante, non potesse essere tenuto da parte ne tantomeno isolato. E devo dire che oggi tantissimi paesi la pensano come noi e si stanno adoperando in questa direzione».

L'Italia è invitata come ospite d'onore al Forum economico di San Pietroburgo, e la nostra delegazione sarà guidata dal premier Renzi. Qual è il significato di questa partecipazione e quali sono le prospettive?

«Credo che vada letta anche come riconoscimento dei rapporti politici e con la volontà di entrambi di salire ulteriormente di livello. Le aspettative sono molto alte, non a caso nella delegazione ci saranno presidenti e amministratori delegati delle principali aziende italiane».

Nell'era delle sanzioni, che ci sono costate 3.6 miliardi di euro di mancato export e continueranno quantomeno fino a tutto luglio, è possibile trovare spazi economici in Russia?

«Muovendosi con saggezza, è certamente possibile. Noi vogliamo fornire il massimo supporto. Abbiamo fatto con la collaborazione dell'Ice, delle associazioni imprenditoriali italiane e delle istituzioni universitarie russe una guida per gli imprenditori. Quali sono i settori più interessanti, con quali strumenti finanziari, usando quali incentivi. È liberamente scaricabile dal sito dell'ambasciata e da quello dell'ufficio Ice di Mosca. Questo consente una prima valutazione, dopodiché noi siamo qua: consiglio fortemente le aziende di consultarci per avere i suggerimenti che consentono di affrontare meglio un mercato grande ma anche complesso come quello russo».

L'export italiano è stato oggi sostituito da quello di altri paesi. Le aziende tricolori potranno riprendersi la fetta che era loro?

«Quando la situazione russa tornerà alla normalità, difficilmente rivedremo i livelli del 2013, quando esportavamo in Russia per quasi 13 miliardi di euro. La crisi economica russa è solo in parte indotta dalle sanzioni, ma sconta pesantemente il ridimensionamento del prezzo del petrolio e la svalutazione del rublo. Questo ha portato le autorità russe alla necessità di non essere solo un paese esportatore di materie prime. La politica economica punta a creare un'industria leggera capace di produrre beni per le esportazioni, oltre che per il consumo interno. Questo vuoi dire che noi esporteremo sempre una quota di prodotti tipici italiani ma, se vogliamo recuperare fette di mercato, dobbiamo approfittare della nostra capacità tecnologica e creativa e investire per produrre in Russia passando dal made in Italy al made with Italy. Altrimenti le quote di mercato non solo non le riconquisteremo, ma temo che le perderemo».