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«Potenziare i fondi per crisi umanitarie»
di Luca Geronico
“Avvenire”
06 aprile 2017

Intervista a Pietro Sebastiani

Una riforma della cooperazione italiana allo sviluppo definita «parte integrante e qualificante» della nostra politica estera.

Pietro Sebastiani, direttore generale per la Cooperazione della Farnesina, quali i risultati consolidati per l'attuazione della legge 125 e quali gli obiettivi da raggiungere?

La nuova legge mira a innovare radicalmente la cooperazione, allineandola a una consapevolezza più avanzata: l'interdipendenza globale fra gli uomini e fra questi e il pianeta. E’ lo stesso sguardo che ispira l'«ecologia integrale» della "Laudato Si'". Un nuovo modo di operare che richiede un cambiamento di cultura. Certo il primo anno di vita di questo nuovo assetto è stato particolarmente impegnativo, con difficoltà per transizioni organizzative, ma abbiamo risposto prontamente alle tante crisi umanitarie e approvato moltissime nuove iniziative. Soprattutto, è stato promosso un importante esercizio di programmazione per il 2017, frutto di una collaborazione tra il Ministero che esprime le linee di indirizzo, l'Agenzia che le attua, la Cassa Depositi e Prestiti nell'innovativo ruolo di Banca per lo Sviluppo per coinvolgere sempre di più il settore privato.

Ciclicamente sulla cooperazione si riversano generiche accuse di inefficienza o peggio di corruzione. "La Stampa" afferma che l'80% delle risorse è impiegato in stipendi del personale e corruzione. Come replica a queste accuse così pesanti? Come è garantita la trasparenza amministrativa?

Intanto, le accuse sono state rivolte come lei dice in maniera generica e mi permetta, poco informata, all'intero complesso della cooperazione internazionale. In molti casi sottendono una malcelata sfiducia verso tutto ciò che è aiuto pubblico allo sviluppo, riproponendo la contrapposizione pubblico-privato che, invece, la nuova Agenda per lo Sviluppo cerca di superare. Per quanto riguarda la nostra cooperazione ci appoggiamo a un sistema di controlli di regolarità e valutazione d'efficacia ex ante ed ex post, e ogni procedura di spesa ha un suo iter ben preciso con numerose verifiche, sia nazionali, sia sovranazionali. Valutatori esterni garantiscono l'imparzialità e i rapporti sono pubblicati sul portale Internet della Direzione Generale. Lo strumento con il quale portiamo a conoscenza dell'opinione pubblica strategie, programmi, fondi erogati e risultati raggiunti è Open Aid: una banca consultabile "online".

Se il mondo del no profit è una galassia composita, poco si conosce sulla cooperazione pubblica allo sviluppo. Può tratteggiarne entità economica e modalità di impegno?

Mi lasci dire quanto noi siamo grati allo straordinario lavoro che il mondo del no profit svolge: una miriade di persone appassionate, motivate, spinte da valori e convinzioni profonde. Quanto alla cooperazione pubblica allo sviluppo, esiste una consolidata volontà politica di rilancio. Non solo la legge di riforma, ma la grande attenzione dei recenti governi sul tema, testimoniano una presa di coscienza netta. Negli anni della grande crisi economica i fondi destinati al settore si erano drasticamente ridotti. L'Ue, che pur rimane il primo donatore mondiale, ha mantenuto i livelli precedenti, circa 60 miliardi di euro ma molti Paesi occidentali li hanno ridotti. Il governo italiano è andato in controtendenza, con un aumento significativo nel triennio 2016-2018, caratterizzato da incrementi di circa 120 milioni di euro su base annuale. Anche i fondi per il canale umanitario saranno potenziati, superando i 100 milioni di euro del 2016 per far fronte alle situazioni di maggiore crisi in Medio Oriente, Africa, mentre contiamo di intervenire appena possibile anche in Libia. Stiamo poi dedicando particolare attenzione al tema migrazione e sviluppo.