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«Io ambasciatore della lucanità»
18 aprile 2017

Un ambasciatore della lucanità, oltre che della Repubblica italiana. Mario Cospito, da qualche giorno ambasciatore italiano in Svezia, porta sempre con sé il suo essere lucano, terra alla quale è profondamente legato, anche da parte di moglie. L'ambasciatore è nato a Policoro. Sua moglie è di Pisticci. Laurea tosi in Scienze Politiche all'Università di Pisa, e entrato in carriera diplomatica nel 1985, dopo aver seguito il corso di preparazione presso la Cesare Alfieri di Firenze. Console a Durban negli anni del passaggio del Sud Africa dall'apartheid alla democrazia, è stato consigliere commerciale a Copenaghen e ad Ottawa dove, l'11 settembre 2001, ha contribuito alla gestione della crisi sul suolo canadese dell'attentato alle torri gemelle. Nominato ambasciatore a Bucarest nel 2008 e fino al 2013, negli anni di permanenza a Roma si e specializzato in materie economiche e commerciali. Ha prestato servizio presso gli Uffici comunitari alla Farnesina e per 11 anni è stato consigliere diplomatico presso l'allora Ministero del Commercio Estero, del Commercio Internazionale con Emma Bonino ministro, e, più recentemente, al Ministero dello Sviluppo Economico. Prima di partire per la Svezia, Cospito e stato coordinatore Energia del Maeci. Insignito di numerose onorificenze italiane ed estere, ha scritto diversi saggi sui Paesi dell'Europa Centro-Orientale, sul Tribunale Penale Internazionale e sull'integrazione europea.

Ambasciatore, come si trova in Svezia?

 «E' un paese cui ho sempre guardato con grande interesse. Peraltro, ho già fatto l'ambasciatore per 4 anni in Danimarca, quando ero più giovane, quindi la Scandinavia l'avevo già conosciuta. La Svezia è un Paese importante sotto vari profili, nel quale la nostra comunità, negli ultimi tempi, è anche aumentata grazie alle opportunità che questa nazione offre. Mi riferisco alla tecnologia, all'innovazione, alla cultura. Credo che sia un Paese al quale l'Italia deve guardare con attenzione, perché è ricco ed ha una mentalità diversa dalla nostra, ma anche viceversa».

 Lei arriva a questo incarico dopo Bucarest.

 «Sì, la mia carriera diplomatica ha raggiunto un certo livello, tanto che questo è il secondo incarico da capomissione».

 Quanto conta la lucanità nella sua esperienza?

 «Tanto. Ho passato la mia infanzia a Policoro e mia moglie è di Pisticci. Lì abbiamo molti parenti ed amici e quindi il rapporto con la terra è continuo. La lucanità è importante perché abbiamo caratteristiche particolari. Andando in giro per il mondo, poi, ho avuto modo di conoscere le diverse comunità di lucani che ci sono sparse tra Australia, Canada ed anche in Romania, dove ci sono molte aziende lucane localizzate. Per questo, ho sempre mantenuto vivo il legame con la lucanità, anche attraverso l'organizzazione di manifestazioni specifiche. Ad esempio, in Canada abbiamo promosso una iniziativa su Rocco Scotellaro, mentre in Romania, in occasione del video girato da Francis Ford Coppola, abbiamo diffuso anche materiale informativo inviateci dall'Apt Basilicata. La nostra lucanità, inoltre, è importante anche nella promozione di Matera 2019».

 Nel prosieguo del suo nuovo incarico ci potranno essere iniziative simili?

 «Sì, perché si tratta di Paesi ricchi, che al momento guardano sotto il profilo turistico più verso la Spagna e il Portogallo e invece bisogna invogliarli a venire in Italia, anche se devono spendere un po' di più ma con la garanzia di avere un prodotto di qualità. Io dico sempre che non bisogna promuovere solo il made in Italy, ma anche il territorio del made in Italy o, meglio, i territori: io, come tutti i miei colleghi, non posso non mettere in ciò che faccio qualcosa delle mie origini».

 Ci racconti la giornata tipo da ambasciatore.

 «All'inizio sono fisiologici incontri e conoscenze per capire anche il lavoro dell'ufficio ed entrare nel vivo dell'attività. Inoltre, per capire quali sono le criticità, conoscere i colleghi diplomatici, in una seconda fase, invece, comincerò ad avere anche incontri di tipo politico. Io credo, però, che il vero ambasciatore è colui che trascorre più tempo fuori dall'ufficio che dentro».

 Quanti dipendenti ha l'ambasciata italiana a Stoccolma?

 «Attualmente è composta da una trentina di persone, tra le quali ci sono il mio secondo, l'addetto militare, la direttrice, il direttore dell'istituto di commercio con l'estero e personale che viene da Roma e fa lavoro amministrativo, di contabilità, archivio. Infine, c'è anche personale locale di segreteria e di servizio».

A Cospito l'augurio di buon lavoro, nella certezza che saprà svolgere al meglio i suoi compiti diplomatici.